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lunedì, 30 maggio 2005
Acqua e farina: la magia del «Ciclo del pane»

Giornale di Brescia - giovedi 9 settembre 2004

Domani a Manerbio una giornata dedicata alla valorizzazione ed alla riscoperta del patrimonio rurale con la mostra mercato di prodotti da forno e agroalimentari
Acqua e farina: la magia del «Ciclo del pane»

MANERBIO «Acqua e farina», questo il titolo della rassegna della produzione artigianale organizzata nella giornata di domani a Manerbio, manifestazione che coronerà e completerà le altre numerose manifestazioni volute dagli organizzatori per festeggiare l’arrivo della delegazione europea nella Bassa bresciana. Di fatto si tratta di una mostra mercato di prodotti da forno e agroalimentari con la presenza, per questa prima edizione, di una decina di espositori. L’obiettivo è sottolineare l’importanza che ha avuto dentro alla civiltà contadina di ieri, ed ha conservato intatta nella civiltà d’oggi, il «Ciclo del pane». A Manerbio si celebra il pane quindi, in una giornata dedicata alla valorizzazione ed alla riscoperta del patrimonio rurale, come dire che il mondo contadino fu sempre, per sua natura, tradizionalista e strettamente legato a quelle regole fondamentali dettate dall’essenzialità propria di chi ha un contatto profondo con la terra, con la zolla e con il duro lavoro condotto a forza di braccia. Come poteva, del resto, non avere una salda fede nella tradizione e nella provvidenza un contadino consapevole del fatto che tutta la sua fatica dipendeva dal capriccioso comportamento delle «terribili forze della natura»? Nel tempo andato era facile incontrare l’uomo inginocchiato tra le zolle mentre cantava nenie lamentose per sanare la «Madre Terra» stregata. Molto molto tempo fa, chi in primavera si fosse soffermato ad osservare un contadino quando rompeva la terra, lo avrebbe sorpreso tirar fuori dalla casacca una rituale focaccia, cotta usando tutte le farine che la campagna bresciana sapeva produrre, e deporla sulla terra fumante perché rivoltata di fresco. Avrebbe poi recitato alcuni versi vecchi di migliaia di anni che dicevano: «Campi, o sacri campi concimati, fate uscire il cibo per gli uomini, siate benedetti di splendidi germogli, e il Dio che comanda la terra ci garantisca il dono dei suoi frutti…». Solo dopo, il fiducioso ma preoccupato uomo, avrebbe affondato la vanga per piantarvi il seme. Arrivava quindi il tempo delle messi, del raccolto: il meritato premio per la fatica consumata e la fiducia avuta nei confronti della nera terra. Poi ecco all’opera la grande «macchina»: il mulino. Partivano presto i carri dalle alte ruote. Faceva ancora buio. Per la strada bianca, tra le stoppie bagnate dalle brine, i sacchi pieni parevano nebbia nella nebbia. Nella cultura contadina, se il primo pensiero mattutino di ogni creatura andava al suo Creatore, il secondo era per la grande ruota costretta in gora. E ringraziava il buon Dio l’uomo per aver inventato il mulino. Nella Bassa erano numerosi. In alcuni paesi giravano due, anche tre ruote. Le mole dalla diversa foggia, il temperatoio, e il pezzo fondamentale: la nottola, trasformavano i semi in soffice farina bianca. Poco dopo, ancora faceva buio, i paesi si riempivano del soave profumo del pane cotto che dal camino della panetteria usciva generoso. Sentendo quell’aroma persino il sole s’affacciava all’orizzonte più volentieri. Manerbio, quindi, trasforma il pane in «cultura del territorio», ne riscopre la storia, e ammette che, anche oggi, il potente uomo tecnologico, affida la sua esistenza all’acqua mista a farina... g. m. a.


Postato da: manerbio a 18:51 | link | commenti
europa, mostre, terra, patrimonio, rurale


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