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Giornale di Brescia - Giovedì 23 settembre 2004 Ieri mattina, all’ospedale di Manerbio, ha ceduto la parte superiore di copertura di un blocco edilizio costruito negli anni Settanta MANERBIO - Paura all’ospedale di Manerbio. Ieri mattina, verso le 9,30, è crollata la cupola del vecchio padiglione ottagonale che ospitava le cinque sale operatorie fino al 2001. Un’ora prima del crollo, uno scricchiolio sinistro ha allontanato alcuni muratori che stavano operando nel vano vuoto, definito come vano tecnico tra il tetto della cupola e la prima soletta dell’intero fabbricato. Si tratta di un’intercapedine alta pochi decimetri, raggiunta dagli operatori, entrando proprio da una finestrella visibile e raggiungibile dal terzo piano del corpo vissuto dell’ospedale. La cupola dal disegno ottagonale delle vecchie sale operatorie doveva essere smantellata per adeguarla alla costruzione di una zona tecnica che avrebbe dovuto alimentare i nuovi servizi ricavati al posto delle vecchie sale operatorie. In buona sostanza, il vecchio corpo delle sale operatorie, costruito nei primi anni Settanta, è in fase di ristrutturazione sui tre piani coperti dalla cupola crollata. Al posto delle vecchie sale operatorie si ricaveranno nuovi servizi: un pronto soccorso, un auditorium, un bar e la nuova entrata dell’ospedale, dopo che nel 2001, come si diceva, sono entrate in funzione le nuove sale operatorie. Il dott. Michele Corsetti, direttore responsabile dell’ospedale di Manerbio, accompagnandoci fin sopra il livello della cupola crollata, ci ha spiegato quanto è accaduto, ricostruendolo con l’aiuto degli operatori e dei tecnici. Alcuni muratori, ieri mattina, erano entrati in una delle molte piccole finestre, collegate l’una all’altra, che danno luce all’ottagono della cupola. Al momento dello scricchiolio, verso le 8,30, alcuni muratori si trovavano nel vano vuoto. Al primo rumore ambiguo, sono usciti subito dalla finestrella, hanno avvertito i tecnici e i responsabili dell’ospedale. Alle 9.30, mentre i tecnici si consultavano, è avvenuto il crollo. Un tonfo sordo, i due metri della cupola hanno ceduto sul tetto. Per chi non ha visto la struttura ottagonale in precedenza, ieri, la visione del tetto, era quasi normale. Chi non ha visto prima la cupola ottagonale non ha potuto toccare con mano l’ampiezza del pericolo corso e che si sarebbe potuto correre nel caso in cui le vecchie sale operatorie fossero state ancora lì e non si fosse proceduto ad una ristrutturazione. «Certamente si tratta di un difetto strutturale - ha dichiarato il direttore responsabile dell’ospedale di Manerbio - Uno specialista e il direttore dei lavori hanno raggiunto subito la convinzione di un difetto strutturale». All’ospedale di Manerbio si parla di un pericolo evitato, di una tragedia che sarebbe potuta accadere. Una tragedia compulsabile lì, immediatamente, osservando i due piani sotto il tetto della cupola ottagonale. All’ospedale di Manerbio, ieri, pazienti e sanitari si chiedevano come abbia potuto resistere la cupola alla nevicata del 1985. Altri, senza esercitarsi lontano nel tempo, ringraziando il cielo e non puntando il dito contro nessuno, si domandavano cosa sarebbe accaduto se non si fosse ristrutturato l’intero corpo, funzionante fino al 2001. L’ospedale di Manerbio è un paese della sanità, formato da molti corpi che sembrano tanti quartieri piccoli e meno piccoli. La prima parte è stata costruita ai primi del Novecento, la seconda negli anni Settanta, una parte è quella su cui è crollata la cupola, ieri mattina. Nel 2001, vicino al fabbricato della cupola ottagonale, è stata aperta la sezione delle nuove sale operatorie. Adesso, appena a ovest della ex cupola sta crescendo l’ala che ospiterà il reparto di ginecologia, il nido, il reparto di oculistica e quello di otorinolaringoiatria. Subito davanti all’ex cupola ottagonale, cresce un altro corpo edilizio nel quale verranno ricavati i nuovi ambulatori. Sotto si ridisegna la viabilità dell’ospedale di Manerbio. Dunque, a fronte di questa somma ingente di lavori, di milioni di euro investititi, si ingrandisce la pena e l’apprensione per il crollo di una cupola, per la caduta della protezione di un cubo edilizio all’interno del quale, fino a 3, 4 anni fa operavano medici, chirurghi, infermieri e i pazienti, "sotto i ferri", come si dice in un gergo sbrigativo, sono rimasti in attesa di un risveglio morbido, amico. Potremmo essere tacciati di piangere e drammatizzare su un dramma che non è accaduto, di terrorizzare, di comporre un giornalismo gridato. Ma possiamo restare sereni, rimanendo esclusivamente fedeli ad una cronaca leggera, elusiva - in questo caso altamente elusiva - che evita di immaginare quanto poteva accadere, quando crolla una cupola di due metri «per un difetto strutturale». Immediatamente verificabile, quale "difetto strutturale", come affermano i responsabili dei lavori e dell’ospedale, che l’hanno riferito subito al dott. Corsetti, responsabile del nosocomio. Possiamo veramente fare a meno di pensare al peggio, quando è stato evitato per una santissima fortuna e per la buona lena degli amministratori pubblici che, mettendo mano ad una ristruttrazione, ad un cambio d’uso, hanno evitato la pendente minaccia di una cupola e di quanto ci sta sotto? Possiamo fare a meno di sottolineare che la cupola e il corpo furono costruiti soltanto 30 anni fa, e che, per esempio, la casa di trent’anni in cui molti di noi abitano, non rischia di perdere la testa, il tetto a cui si affida sicurezza? Sono domande raccolte, dentro e fuori l’ospedale. Domande naturali, che vengono da sè e che tutti preferirebbero meno spontanee, più dubbiose e complicate. T. Z.
Crolla la cupola delle vecchie sale operatorie
Uno scricchiolio e un’ora dopo il disastroso cedimento. Il direttore: «Difetto strutturale»

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BUONA NAVIGAZIONE!!
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