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lunedì, 20 giugno 2005
Lettera aperta al Sindaco della Città di Manerbio

ISLo Notizie - Quadrimestrale dell'Istituto di Studi Locali di Manerbio - giugno 2005

Sono state posate le nuove targhe stradali di Via Venti Settembre e di Via S. Martino.
Peccato che siano sbagliate e che nessuno, a distanza di un mese, se ne sia accorto.
Lettera aperta al Sindaco della Città di Manerbio

Esponiamo di seguito alcune nostre considerazioni.

A) Riproposizione dei toponimi
È senza alcun dubbio meritevole di plauso promuovere la riproposizione dei toponimi delle nostre vie.
Senza questa scelta meritevole, il rischio concreto che si corre è che nel breve volgere di tempo non rimanga traccia, nel ricordo condiviso dalla nostra comunità, di tali costumanze.
L’abbandono, spesse volte immotivato, della nostra tradizione dialettale, l’oblio delle nostre più profonde radici, la mescolanza tra manerbiesi di vecchia tradizione e nuovi cittadini provenienti da altre realtà, sono tutte concause che determinano il serio rischio di una grave perdita: le nostre tradizioni e le nostre radici.
Pertanto ben vengano queste riscoperte.
Sarebbe opportuno estendere tale iniziativa, oltre che allo Scià Bass ed allo Scià Olt, al resto del nostro centro storico (per esempio Moie, Breda, ecc.).

B) L’uso dei materiali
Le targhe toponomastiche murate sono in marmo di Carrara.
Forse che nel passato si era utilizzato tale marmo per le nostre vie?
A noi non risulta.
Si utilizzavano altri materiali.
I più frequenti erano una targa in marmo di Botticino oppure una targa con l’intonaco in rilievo e scritta dipinta.
La scelta è motivata dal fatto che le precedenti costumanze erano tipiche di un paese e che ora, essendo diventati abitanti di una città, si preferisce il più nobile e pregiato Carrara?
Tanto lodevole ci sembra la riproposizione dei toponimi, quanto biasimevole ci appare la scelta di utilizzare modalità non tradizionali, estranee alla nostra storia.

C) L’esattezza delle denominazioni
Esprimiamo in questo paragrafo tutta la nostra amarezza per l’autentico scempio compiuto dai nostri “diligenti amministratori”.
Sia lo Scià Bass che lo Scià Olt non principiano né terminano nei punti in cui si sono poste le targhe.
Ma procediamo con ordine, incominciando dallo Scià Olt.
La targhe testé posata al presunto inizio di Via Venti Settembre è un clamoroso errore.
Infatti la targa è stata murata su una parete che prospetta su Piazza Italia.
La dimostrazione più evidente è data dal numero civico, il 26, che si legge immediatamente a destra della targa.
Come può iniziare una via se non con un numero civico che sia 1 o 2?
Si tratta palesemente di un marchiano errore.
Via Venti Settembre principia sul lato ortogonale a quello su cui si è posata la targa.
Tanto è vero che il numero civico che si trova su quel fronte è il 2 (come volevasi dimostrare).
Come si suol dire: chi bene inizia è a metà dell’opera.
Via Venti settembre termina con il numero civico 90.
Fin qui nulla da eccepire.
Peccato che la targa apposta riporti sotto la corretta dicitura di Via Venti Settembre il toponimo di Scià Olt.
In realtà, come ben sanno i manerbiesi, anche se non “diligenti amministratori”, lo Scià Olt non termina in quel punto, bensì ben prima.
Se seguiamo le indicazioni del catasto napoleonico termina con il numero civico 60 dell’attuale via Venti Settembre.
Se invece optiamo per il catasto austriaco esso termina con il numero civico 68.
Perché tutto ciò?
Per un motivo molto semplice: ci si è dimenticati del Piazzolo.
Infatti la parte occidentale, avente una forma di fatto semicircolare, dei due Scià è comunemente, da tempo immemorabile, denominato Piazzolo.
Per verificare la bontà di quanto andiamo ad affermare basterebbe consultare le copie dei vecchi catasti depositate (colmo dell’ironia) presso l’Ufficio Tecnico della Città di Manerbio.
Per ulteriori e più approfonditi riscontri rinviamo alla lettura dell’Inventario Sommario del catasto napoleonico e della Rubrica del catasto austriaco.
L’errore, a dir poco clamoroso, è stato determinato dalla superficialità di aver identificato, tout court, via Venti Settembre con lo Scià Olt, cosa vera in parte.
Se non ci si accusa di voler sparare sulla Croce Rossa, ci permettiamo un aggiunta e una specificazione.
La parte di via Venti Settembre che parte dal civico numero 2 alla tabaccheria di Noci era denominata Contrada del Castello e solo dal numero civico 22 fino al Piazzolo era lo Scià Olt.
Proseguiamo ora con Via S. Martino.
Anche la targa indicante Via S. Martino riporta la dicitura di Scià Bass.
Pure in questo caso sono evidenti gli stessi errori lamentati con lo Scià Olt.
Infatti, se è vero che Via S. Martino inizia con il civico numero 1 e termina con il civico numero 61, lo Scià Bass non seguiva la stessa sorte.
Il tronco iniziale di Via S. Martino fino all’attuale Via Volta e Vicolo Venezia era denominato Contrada del Guato nel catasto napoleonico e Contrada di S. Cristoforo nel catasto austriaco.
In entrambi i catasti lo Scià Bass inizia dagli incroci di Via S. Martino con Via Volta e Vicolo Venezia fino al Piazzolo.
Anche in questo caso l’errore (errare humanum est, perseverare autem diabolicum) è stato determinato dalla faciloneria con la quale si è identificata Via S. Martino con lo Scià Bass (fatto questo vero in parte).
Sarebbe stato sufficiente posizionare le targhe in modo corretto ovvero con l’indicazione di Via Venti Settembre, con sottostante la dicitura di Scià Olt, sulla facciata del civico numero 22 e su quella del civico numero 68 (o 60) e con l’indicazione di Via S. Martino, con sottostante la dicitura di Scià Bass accanto al numero civico 25/d ed su quella del civico numero 59/d.

D) Conclusioni
Sono amare le conclusioni che dobbiamo trarre da questa vicenda.
Se i reggitori della cosa pubblica ignorano la storia della propria comunità, per dirla con Troisi, non ci resta che piangere.

Post-scriptum
Questa lettera aperta inviata al Sindaco della Città di Manerbio è stata redatta e discussa dal Comitato Direttivo dell’I.S.Lo in data 16 maggio 2005, successivamente alla posa delle targhe avvenuta il 13 maggio.
Si era deciso di soprassedere all’invio ed alla pubblicazione, in quanto si confidava in un pronto intervento di rettifica.
Abbiamo atteso un mese e ci siamo purtroppo sincerati che nessun intervento correttivo si era nel frattempo approntato.
Allora è proprio vero!!!
Per l’ennesima volta mala tempora currunt.


Postato da: manerbio a 08:15 | link | commenti
cultura, storia, amministrazione, istruzione, patrimonio, dialetto bresciano


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