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martedì, 19 luglio 2005
Case di riposo: lotta sul contratto

Bresciaoggi - Martedì 19 Luglio 2005

La Polemica.
Denuncia della Cgil: «no» alle continue esternalizzazioni. Fondi regionali inadeguati
Case di riposo: lotta sul contratto
Galli (Rsa Manerbio): costi della manodopera troppo onerosi

Le case di riposo di Manerbio e Ghedi, entrambe ex Ipab (Istituti Pubblici di Assistenza e Beneficenza), hanno deciso di rompere la trattativa in corso con le organizzazioni sindacali procedendo unilateralmente alle assunzioni di alcuni dipendenti con un contratto diverso da quello già applicato per il resto del personale. A darne la notizia è Luciano Pedrazzani, segretario generale della Cgil-Funzione pubblica di Brescia.
Le case di riposo in questione rientrano in quella categoria di enti assistenziali che, dopo la legge regionale n°1 del 2003, si sono si sono convertite in fondazioni privatizzando il servizio: «Il problema - commenta Pedrazzani - è che le case di riposo sono un servizio tra i più importanti e non possono essere gestite come un panificio o una fabbrichetta».
Gli istituti che prima appaltavano alcuni servizi a cooperative esterne, hanno deciso di assumere il personale «esterno» con un contratto a costo inferiore rispetto a quello applicato nella funzione pubblica. Il contratto in questione sarebbe quello dell'Uneba, un'associazione datoriale alla quale hanno aderito alcuni dei consigli di amministrazione delle neo nate fondazioni: «una decisone ancora più grave - fa sapere il sindacato - perché presa solo con l'intenzione di applicare un contratto di lavoro diverso a costo minore, impegnando così un'istituzione, che è bene comune di tutti, ad aderire ad un'associazione imprenditoriale che legittimamente lavora per il proprio torna conto». Secondo il sindacato si cerca in questo modo di tagliare sulle spese dell'ente di previdenza risparmiando sul costo del lavoro: «assumono le stesse persone che lavoravano per loro, che prima erano in pratica soggetti a intermediazione di manodopera, con contratti diversi. Quello che offrono loro è - spiega Pedrazzani - lo stesso posto di lavoro ma a condizioni peggiori». Alla radice del problema, secondo i sindacati,l’esiguità dei fondi regionali, non sono sufficienti a coprire i bisogni di questi istituti: «abbassano il costo del lavoro per non aumentare le rette - chiude Pedrazzani - ma questo sistema è inaccettabile e i dipendenti devono essere regolarizzati secondo lo stesso contratto di lavoro».
Giuditta Galli, direttrice della casa di riposo di Manerbio, replica a Pedrazzani sottolineando la buona volontà della direzione a riaprire in tempi brevi un tavolo di discussione, con un occhio rivolto - a livello regionale - alla contrattazione tra la stessa Uneba e i sindacati della funzione pubblica. Secondo la direttrice, la nuova politica contrattuale non è stata fatta per lucrare sul servizio, ma «con la volontà di muoversi in maniera flessibile sul mercato garantendo la sopravvivenza del servizio stesso. Il contratto della funzione pubblica - precisa Giuditta Galli - implica costi difficili da preventivare, mentre con l'Uneba possiamo garantire la sostenibilità di una struttura i cui costi, per l'80%, riguardano il personale». Francesco Apostoli


Postato da: manerbio a 11:49 | link | commenti
anziani, casa di riposo


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