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Giornale di Brescia - Sabato 25 settembre 2004 Quasi settanta i casi di allerta dal 2001 Sono poco meno di settanta gli episodi registrati dal settembre 2001 ad oggi che hanno fatto scattare l’allarme «antrace» nella nostra provincia. Fortunatamente tutti i casi si sono rivelati «falsi allarmi»: una circostanza che del resto rispecchia il quadro nazionale, dove allo stesso modo il pericolo oggetivo di bioterrorismo non ha mai trovato riscontro nelle analisi effettuate dagli esperti sui campioni di materiali sospetti. Nella nostra provincia, la minaccia ha tenuto sempre desta l’attenzione dell’opinione pubblica, tanto che, come anticipato, quello dell’altra sera non è certo il primo caso, che risale invece al 15 ottobre del 2001, quando un contadino di Pisogne fu ricoverato agli Ospedali Riuniti di Bergamo per sintomi che ricordavano quelli del carbonchio. Poi, per qualche tempo, gli episodi si ripeterono in rapida successione: il 24 dello stesso mese «polvere sospetta» fu rinvenuta a bordo di un Intercity fermo alla stazione di Brescia, sul pavimento e tra due sedili. Il 28 ottobre 2001 l’allarme antrace scattò invece a Desenzano, nel locale ufficio postale. La paura fece «tris» il primo novembre, colpendo a Manerbio, Bione e Gargnano: buste sospette furono rinvenute sempre negli uffici postali locali. Alla stazione ferroviaria l’allarme tornò il 4 novembre 2001: la polver bianca viaggiava a bordo del Venezia-Brescia, lo stesso giorno in cui l’emergenza antrace allarmò anche l’ufficio postale di Vallio Terme. Poi ancora il 23 novembre dello stesso anno, che aprì la sequela di episodi, ora isolati, ora in stretta sequenza, del 2002. Gli ultimi echi del pericolo (presunto) da «Bacillus anthracis» sono delle scorse settimane: a Edolo, in Valcamonica, il 3 settembre si vive una mattinata ad alta tensione nella sede del locale ufficio postale, raggiunto per qualche ora dall’«allerta bioterrorismo». Ad avvertire le forze dell’ordine e l’Asl è un portalettere che accusa conati di vomito dopo aver maneggiato dei pacchi dai quali fuoriesce la solita polvere bianca e sospetta. Ma per sua fortuna, l’allarme rientra in breve: si tratta semplicemente di latte in polvere, accidentalmente fuoriuscito da qualche confezione mal sigillata. Ora si aggiunge l’ennesimo episodio, che tutti si augurano di poter presto includere nell’elenco dei «falsi allarmi». Una lista lunga, come detto, che comprende di tutto un po’: molti gli episodi generati da banali incidenti. Ma non sono mancati purtroppo allarmi destati dalla stupidità di incoscenti burloni, per i quali la polvere bianca costituiva solo materia di scherzo. Di pessimo gusto. (g. gal.)
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