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Giornale di Brescia - Martedì 2 agosto 2005 Per la società del gruppo Agfa Gevaert i ricavi salgono da 77 a 123 milioni dopo le incorporazioni delle controllate veronese e abruzzese. 500 i dipendenti La «grande» Lastra sta prendendo piede. A due anni dall’acquisizione del gruppo bresciano da parte della multinazionale Agfa Gevaert, prende forma l’assetto futuro dell’azienda manerbiese guidata da Roberto Ziletti e fra i leader di mercato nella produzione di lastre per la stampa offset. La società ha infatti avviato nel 2004 un processo di riorganizzazione che ha portato alle incorporazioni nella capogruppo di due controllate: la Plurimetal di Vallese di Oppiano (nel Veronese) e della Plate spa di Sulmona. Le incorporazioni consentono un maggior controllo societario, razionalizzano una serie di costi, centralizzano funzioni con benefici sui costi. Da qui la sostanziale impossibilità a comparare due esercizi stante la disomogeneità dei dati. Il dato più evidente è nei ricavi che da 77 milioni balzano a 123 milioni, per l’appunto a seguito dei ricavi apportati in Lastra spa dalle due controllate. Il margine operativo resta contenuto: 4 milioni circa. Il risultato finale resta negativo, pur se di soli 45mila euro, e si confronta con la perdita 2003 superiore ai 5 milioni. Pesanti le tasse che incidono per 2,4 milioni. Migliora anche la posizione finanziaria netta, negativa per 1,8 milioni (6,5 milioni l’anno prima). Fra i costi, quello del personale ha inciso per 22,2 milioni. Il mercato - commenta Ziletti - continua ad essere difficile: la più generale crisi economica da una parte; lo svantaggio competitivo generato dalla debolezza del dollaro dall’altra, unita ad una concorrenza sempre più agguerrita hanno determinato una erosione della redditività. A livello generale, Lastra spa ha continuato ad investire per accrescere la capacità produttiva per le lastre a maggior contenuto tecnologico, installando a Valelse di Oppiano ulteriori attrezzature per produrre lastre termiche e prodotti chimici relativi. Il settore della stampa - annota sempre Ziletti - è interessato da decise trasformazioni tecnologiche: l’introduzione della tecnologia digitale sta facendo nascere nuove aggregazioni con nuovi poli produttivi, anche attraverso l’accorpamento e la fusione di aziende oppure mediante operazioni di acquisizioni di molte realtà. Da qui quella che sarà una delle mission prossime: «Una grande e rinnovata attenzione ai rapporti con la clientela».
Manerbio, i primi conti della «grande» Lastra
Bresciaoggi - Mercoledì 20 Luglio 2005 Portata a termine con successo l’operazione Marco Polo
Scoperto dai carabinieri un mondo di schiavitù
Blitz in ditte bresciane: operai al lavoro in condizioni gravissime
Milano. Il sottosegretario al Lavoro Roberto Rosso lo ha definito «un piccolo Stato nello Stato, un autentico Terzo Mondo dentro i nostri confini, organizzato e allestito forse anche con complicità locali». Sono le 9 aziende irregolari scoperte nei Comuni di Brescia, Castelmella, Gussago, Nuvolento e Manerbio: impiegavano 65 lavoratori irregolari cinesi, di cui 35 senza permesso di soggiorno. L’operazione, battezzata dai Carabinieri e dall’Ispettorato del Lavoro «Marco Polo» e coordinata dal Ministero del Lavoro, ha portato alla luce un mondo che credevamo lontano anni luce: lavoratori in condizioni igieniche disumane e sottoposti, precisa Rosso, «a uno stato di apparente schiavitù».
Le immagini riprese dall’Arma dei Carabinieri sono raccapriccianti: uomini e donne costretti a lavorare in ambienti per lo più dismessi. Ci sono anche facce giovanissime, di minori. «Le aziende ispezionate, precisano Paolo Vettori, direttore reggente della Direzione provinciale di Brescia del Ministero del Lavoro, e Rosario Calì, comandante provinciale dei Carabinieri , sono state 10, di cui 9 caratterizzate da forti irregolarità». Gli accertamenti hanno riguardato 96 lavoratori di cui 65 irregolari: 16 in totale gli illeciti di natura penale contestati, mentre 7 sono gli arresti disposti dall’autorità giudiziaria. I 120 illeciti amministrativi accertati hanno condotto a sanzioni per un totale di circa 32 mila euro.
«Quello che colpisce guardando i dati e i filmati, commenta Rosso, è la grandezza del fenomeno che abbiamo scoperto. Ci siamo trovati di fronte a una vera e propria organizzazione industriale clandestina. È un po’ come se una centrale pensante cinese avesse ideato e programmato di rendere ancora più «redditizio» e appetibile il proprio lavoro a basso costo, trasferendo direttamente nel nostro Paese quei sistemi di produzione di merci contraffatte del made in Italy, che prima venivano fabbricate in Cina».
Semplice il meccanismo ideato dai malviventi: attraverso prestanomi avevano dato vita a imprese che producevano capi di abbigliamento, impiegando manodopera schiavizzata. Ciò che , rimarca Rosso, «è l’esportazione dalla Cina di metodi di lavoro che, per la loro durezza e disumanità, forse non vengono praticati nemmeno in Cina». Sarà adesso la magistratura a vagliare la documentazione messa a disposizione dal Ministero del Lavoro, accertando «se esistono responsabilità, coperture e collusioni con industrie e marchi italiani». Fabio Poletti
Giornale di Brescia - Sabato 2 luglio 2005 Emme Esse vola in scia al digitale terrestre MANERBIO - Passano da 8,9 a 11 mln i ricavi delle vendite della Emme Esse spa di Manerbio, azienda specializzata nella produzione e distribuzione di antenne, parabole e decoder. L’aumento del volume di affari aziendali è da attribuire, in particolare nel secondo semestre del 2004, al contributo governativo erogato ai compratori finali dei decoder per il digitale terrestre, fatto che - si legge nella relazione a firma del presidente Mario Saldi - ha influenzato positivamente il mercato delle antenne e degli amplificatori. L’azienda di Manerbio, quindi, tiene il mercato pur dovendosi confrontare con agguerriti competitors internazionali. In particolare, Emme Esse segna a bilancio costi per materie prime pari a 7,1 mln contro i 5 mln dell’esercizio precedente, mentre alla voce servizi il totale è di 2,5 mln (2,1). Per il personale l’esborso è stato di 740mila euro. La differenza tra valore e costi della produzione si è attestata così a 305mila euro a fronte dei 239mila dell’anno precedente. Nel corso dell’esercizio sono state acquisite strumentazioni e attrezzature per la realizzazione di attività di ricerca e sviluppo, un tema indispensabile per lanciare sul mercato nuove proposte merceologiche. Il risultato prima delle imposte della società di Manerbio è di 237mila euro (era di 135mila nel 2003), mentre l’esercizio chiude con un utile netto di 69mila euro.
La SPA di Manerbio fattura 11 milioni
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