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Giornale di Brescia - Mercoledì 20 Luglio 2005 «Manerbio Centro» attacca: no allo sterilizzatore ospedaliero MANERBIO - I responsabili del coordinamento del gruppo consiliare aderente alla lista di centrodestra «Manerbio Centro» hanno dato il via ad una campagna di opinione sui temi più importanti della vita cittadina. Punto di partenza la distribuzione del periodico «Manerbio Centro informa», voce di una delle due opposizioni (l’altra è la Lega Nord). Nel primo numero della serie vengono trattati i principali argomenti della discussione politica manerbiese, soprattutto per quel che riguarda l’urbanistica e la viabilità. Innanzitutto si accusa il sindaco di avere promosso interventi pubblici onerosi, come il rifacimento di piazza Bianchi e via Dante: «Erano proprio necessari ed urgenti?», si chiede l’opposizione. «Non era meglio attendere e cercare soluzione per l’area ex Marzotto prima di procedere alla loro realizzazione?». Altri punti toccati sono il problema della sicurezza e la morosità dello Stato verso il Comune per l’affitto della caserma dei carabinieri. La principale contestazione, però, riguarda il progetto privato (che l’Amministrazione comunale deve esaminare) per la costruzione di uno sterilizzatore di rifiuti ospedalieri; esso dovrebbe sorgere alla periferia cittadina. Secondo l’opposizione del centrodestra tale operazione penalizzerebbe il territorio, con rischi per quanto riguarda la salute dei cittadini e l’impatto sull’ambiente.
L’opposizione consiliare
Giornale di Brescia - Mercoledì 13 Luglio 2005 «Più notizie sullo sterilizzatore» MANERBIO - Informazione, trasparenza e maggiore partecipazione sulla vicenda che riguarda la costruzione dell’impianto di sterilizzazione di rifiuti ospedalieri alla periferia di Manerbio. È la richiesta avanzata durante un incontro organizzato da Rifondazione comunista e dal Forum ambientalista di Brescia e provincia, cui hanno preso parte il consigliere regionale di Rc Osvaldo Squassina, l’assessore all’Ambiente di Verolavecchia Paolo Chinnici e il sindaco della cittadina manerbiese, Cesare Trebeschi. Gli organizzatori chiedono di conoscere quale sia modello che si intende realizzare, quanti i quintali di rifiuti che verranno prodotti e quale l’impatto sull’ambiente, prima di esprimere un parere; e ancora di allargare la decisione e la valutazione alla popolazione: altrimenti, ha affermato il segretario locale di Rifondazione, Claudio Abramo, «ricorreremo al referendum». Il consigliere regionale Squassina teme che si stia ripetendo un nuovo «caso Caffaro»: «Per questo mi sto impegnando a raccogliere in Regione materiale informativo». L’assessore del Comune di Verolavecchia, Chinnici, ha invece posto l’accento sul rischio che tale operazione «comporti più un rischio di indebolimento del territorio che non una possibilità di aprire nuove strade: i già fragili terreni agricoli e le risorse idriche della Bassa vedrebbero aggravato il loro stato: è necessario monitorare e poi discutere insieme, con tutti gli altri Comuni confinanti». Il sindaco Cesare Trebeschi ha sottolineato come la richiesta di trasparenza sia stata ampiamente rispettata, tanto da avere sottoposto il progetto ai circoli ambientalisti delle zona oltre che agli altri sindaci. «Non difendo l’impianto di sterilizzazione a priori, ma trattandosi di un opportunità di sviluppo per il paese abbiamo il dovere di dare una risposta consapevole e documentata alla società interessata al progetto. Siamo ben consapevoli del bisogno di informare i cittadini e non appena avremo disponibili i dati non avremo difficoltà a diffonderli e a confrontarci con tutti». (u. sc.)
Manerbio: l'impianto ospedaliero
Bresciaoggi - Sabato 9 Luglio 2005 MANERBIO. Un’assemblea pubblica sul progetto di un impianto di trattamento delle scorie ospedaliere infette
Forno per rifiuti, spunta l’ipotesi referendum
Da Rifondazione a Forza Italia cresce il fronte del «no». Il sindaco prende tempo
Protesta, molitazione popolare e referendum. Sono le armi democratiche spianate dal fronte di cittadini contrario all’impianto di trattamento di rifiuti ospedalieri infetti in progetto a Manerbio. Un fronte che si va ampliando di giorno in giorno come dimostra la massiccia presenza di residenti e amministratori all’assemblea organizzata l’altra sera sul tema da Rifondazione Comunista. Ed è stato proprio il segretario della sezione locale Mauro Baroncini a lanciare un messaggio chiaro alla giunta di centrosinistra. «Un esecutivo autorevole sa ascoltare senza pretendere di avere la verità in tasca e non baratta la vivibilità e la salute con benefit finanziari. Una Giunta progressista - ha continuato Baroncini - deve spendersi per la partecipazione e condivisione popolare senza trascurare la sostenibilità ambientale di un territorio già al collasso come quello di Manerbio. Lo sterilizzatore rischierebbe di aggravare la situazione: se la Giunta rimarrà cieca e sorda ci si unirà con tutte le forze politiche ed associazioni per promuovere un referendum sul progetto». L’assessore all’Ambiente di Verolavecchia Paolo Chinnici ospite del dibattito ha elencato i punti di criticità dell’impianto che dovrebbe sorgere vicino un’altra azienda a rischio come la Finchimica.
Chinnici ha poi proposto un’analisi più ampia: «Si è passati dall’agricoltura a ciclo chiuso ben inserita nel territorio, all’agricoltura intensiva per poi passare all’industrializzazione a macchia di leopardo senza mai pensare a pianificare lo sviluppo e le attività del territorio. Oggi che risulta in crisi anche il comparto industriale per la mancanza di una programmazione seria e di un tavolo di confronto di tutte le forze istituzionali ed associazioni nonché di una classe imprenditoriale capace di puntare sull’innovazione tecnologica e sulla formazione, alcuni imprenditori cercano di fare business con delle scorciatoie e cioè puntando a fare diventare Brescia la capitale del rifiuto». Se ciò si concretizzasse «si danneggierebbe definitivamente - ha proseguito Paolo Chinnici - il fragile sistema del territorio della Bassa, fatto di fertili terreni agricoli ma anche e soprattutto di corsi d’acqua e risorgive che costituiscono la vera ricchezza del territorio, tutto ciò aggravato dalla stagnazione degli inquinanti in atmosfera che rendono la pianura padana una delle regioni più inquinate del pianeta; bisogna verificare e monitorare l’attuale situazione ambientale del territorio e poi discutere tutti insieme del futuro della Comunità della Bassa e di tutti i problemi che ci circondano, al fine di risolverli insieme».
Il Consigliere regionale Osvaldo Squassina, ribadendo la contrarietà di Rc al termosterilizzatore, ha invitato la Giunta manerbiese a un atteggiamento di responsabilità e trasparenza, chiedendo che l’Amministrazione metta a disposizione «tutte le informazioni sul problema. Non si può rischiare un altro caso-Caffaro, esempio di un inquinamento sempre più vasto che ha limitato gli spazi vitali dei cittadini: bisogna gestire con oculatezza le risorse pensando anche a chi verrà dopo di noi».
Il sindaco Cesare Trebeschi non si è sottratto al confronto: «Non difendo l’impianto di sterilizzazione a priori ma trattandosi di un opportunità di sviluppo per il paese abbiamo il dovere di dare una risposta consapevole e documentata alla società interessata al progetto. Quando avremo i dati - ha promesso il primo cittadino -, li metteremo sul tavolo e discuteremo tutti assieme: non abbiamo deciso niente, la salute pubblica e l’ambiente sono priorità assolute». Giuliano Piovani di Forza Italia ha garantito il sostegno delle opposizioni ad un eventuale referendum. Nello Scarpa
Bresciaoggi - Venerdì 8 Luglio 2005 S. GERVASIO. Costituito il gruppo di volontari La Fenice. In Consiglio il fantasma del brucia-rifiuti di Manerbio Grazie all’impegno dei volontari di San Gervasio e dintorni si è costituito il gruppo per la Protezione civile «La Fenice».
Protezione civile, prende forma il consorzio
Il Comune capofila del progetto che coinvolge Milzano, Pavone e Pralboino
Il Consiglio comunale ha approvato la convezione premessa alla costituzione del consorzio «Bassa bresciana emergenze» al quale aderiscono i Comuni di: Milzano, Pavone Mella e Pralboino, oltre appunto San Gervasio cui è assegnato il ruolo di capofila. La convenzione lascia aperta la porta ad altre future adesioni. Durante la discussione è stato auspicato che continuino i colloqui con altre realtà istituzionali locali, o gruppi e sodalizi per dare ulteriore forza all’azione dei volontari. La proposta è stata portata illustrata in aula dal vicesindaco Andrea Camisani. Dopo un paio d’anni di gestazione il progetto è decollato. Il gruppo guidato da Giorgio Loda, può contare sull’apporto di una cinquantina di aderenti, ha in dotazione nuove divise ministeriali e alcune attrezzature di pronto intervento.
In questi giorni è stata aperta una campagna di sensibilizzazione per la raccolta di nuove adesioni. Per questo sono a disposizione gli uffici dei Comuni coinvolti in grado di dare informazioni anche sull’avvio di corsi finalizzati alle operazioni di Protezione civile. Determinante è stata l’azione dei volontari de «La Fenice», che hanno collaborato con le Amministrazioni per dar vita rapporti istituzionali in modo da rendere concreto un progetto ambizioso e concreto.
Ambizioso perché sovraccomunale, nell’ottica della razionalizzazione delle risorse per realtà simili in quanto a problematiche e morfologia; concreto perché studiato su quelle stesse esigenze, di monitoraggio del territorio, di intervento nel caso di allagamenti o piccoli incendi, di risposte, in generale, ai possibili rischi che la statistica indica come più probabili. Sull’iniziativa ha voluto sollevare riserve il capogruppo dell’opposizione Mario Braga, che ha definito il progetto e il piano «estemporanei», perchè non tiene conto ad esempio della realizzazione dell’impianto di trattamento di rifiuti ospedalieri infetti in progetto a Manerbio che comporterà misure di vigilanza mirata. L’affermazione ha provocato più d’una preoccupazione, non solo a San Gervasio, ma soprattutto a Manerbio. Durante un vertice sanitario a Leno infatti il sindaco Cesare Trebeschi aveva infatti assicurato ai colleghi che l’idea dello sterilizzatore di scorie ospedaliere era fermo al palo.
Ma dalle dichiarazioni al consiglio comunale di San Gervasio di Mario Braga, pare di capire che il progetto è già superato la fase delle riflessioni, la sua costruzione è data ormai per certa. Franco Piovani
Giornale di Brescia - Giovedì 7 luglio 2005 Manerbio, incontro sui rifiuti Incontro dibattito questa sera a Manerbio alle ore 20.45 nella scuola elementare di via Galliano, 10, sul tema: «Brescia e provincia pattumiere d’Italia? Nessun impianto di trattamento per rifiuti ospedalieri nella Bassa Bresciana», coordina Mauro Baroncini (Circolo Rifondazione di Manerbio). Intervengono: Osvaldo Squassina (Consigliere regionale Rifondazione), Marino Ruzzenenti (Forum Ambientalista) e Paolo Chinnici.
Giornale di Brescia - Martedì 14 giugno 2005 Inceneritore di rifiuti ospedalieri, uno studio prima di decidere LENO - «Su questioni di interesse sovraccomunale non si può più ragionare con logiche di semplice campanile». Con queste parole, alla riunione dei sindaci che fanno parte del Distretto n. 9 della Bassa, Pietro Bisinella, primo cittadino di Leno, è tornato a riaprire la questione relativa al termosterilizzatore, l’impianto di termotrattamento per rifiuti ospedalieri che potrebbe nascere a Manerbio, sul confine con Leno. Tutto è iniziato, tempo fa, con la richiesta di una ditta di poter realizzare un impianto nel quale, secondo quanto era stato detto, dovrebbero essere sottoposti a sterilizzazione rifiuti che non contengono sostanze tossiche e nocive: garze, cotone, aghi e in generale tutti quei prodotti che sono venuti a contatto diretto con sangue e con liquidi biologici, e che quindi devono essere smaltiti. Ma sull’operazione si sono subito addensate non poche nuvole. Alcuni amministratori dei Comuni limitrofi, infatti, hanno fatto presente che, oltre a quelle di garze e pannolini, il termosterilizzatore sarà chiamato ad azzerare anche la carica batterica di tutte le tipologie di scarti ospedalieri, compreso i materiali contaminati da agenti patogeni, o comunque a rischio di trasmissione biologica aerea, nei quali non è possibile escludere a priori la presenza di sostanze chimiche pericolose. Insomma: come sempre accade in questi casi, questo ancora ipotetico impianto ha già subito la censura di molti, cittadini e amministratori, che sono preoccupati. Cesare Trebeschi, il sindaco di Manerbio, conferma che non è stata presa alcuna decisione: «Non siamo pregiudizialmente né favorevoli né contrari. Prima di esprimerci in merito a una materia così complessa e delicata, vogliamo sentire il parere degli esperti cui abbiamo affidato l’incarico di studiare l’impatto ambientale dell’impianto. La nostra posizione dipenderà dai risultati di questo studio». Intanto, dicevamo, il sindaco di Leno mette le mani avanti e rilancia: «La Bassa ha bisogno di un organismo che governi il territorio. Su moltissime questioni i sindaci devono trovare il modo di avere posizioni condivise. Ciò che si decide nel Comune confinante ricade pesantemente anche sulla qualità della vita dei miei cittadini. Per questo si chiede a gran voce l’istituzione della Comunità della Bassa bresciana sul modello delle Comunità Montane, che potrebbe aiutare gli amministratori a trovare posizioni equilibrate e sintoniche su molti temi, quali le cave, la sanità, il commercio e anche gli insediamenti di aziende speciali». Come sindaci, continua Bisinella, «chiediamo a gran voce alle istituzioni preposte di individuare soluzioni percorribili per ottenere questo risultato, magari partendo dalla proposta di legge per l’istituzione delle comunità locali presentata in Regione Lombardia nella passata legislatura. Il rischio di lasciare ai nostri nipoti un territorio ingestibile e preda di appetiti speculativi ci impone di creare al più presto la Comunità della Bassa bresciana, o quantomeno di attivare un serio tavolo di confronto». gaf
Riunione dei sindaci
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