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Giornale di Brescia - Martedì 2 agosto 2005 Manerbio, rinasce l’antica chiesetta campestre della santa Croce Alla cascina Remondina
MANERBIO - Fino ad una trentina di anni fa ogni domenica il sacerdote giungeva in questa piccola cappella di campagna a celebrare messa; ogni anno poi, il 2 giugno, si teneva una grande festa. Purtroppo il tempo e il conseguente naturale logorio hanno portato la cappella alla decadenza e all’abbandono. Ora quella cappella sta tornando al suo antico splendore. Il merito è del gruppo di famiglie che abitano in una delle cascine più grosse della cittadina, denominata Remondina, nella zona occidentale del paese, lungo la vecchia strada che congiungeva Manerbio a Verolanuova. Hanno raccolto fondi e si sono messe all’opera: rifatti il tetto e le pareti, provvederanno ora all’interno, con la sistemazione del pavimento e dei banchi. Al recupero dell’opera hanno contribuito sia l’Amministrazione comunale che quella provinciale, in uno sforzo congiunto che merita di essere sottolineato. La zona nei pressi della cascina è particolarmente importante dal punto di vista storico e artistico: nel 1927 furono ritrovate delle «falere», borchie d’argento sbalzato oggi conservate nel Museo di Santa Giulia a Brescia; inoltre il locale gruppo storico archeologico ha rinvenuto tracce di un villaggio dell’antica età del Bronzo. A ciò si aggiunga la chiesetta, dedicata alla Santa Croce. Una zona, dunque, di antico insediamento e alto valore. Alcuni documenti, datati 1569, attestano già la presenza della chiesa; essa venne poi rifatta intorno agli anni 1730-40. La struttura della costruzione è una semplice pianta rettangolare; sopra la porta è posto un piccolo bassorilievo in cotto, dei primissimi anni del Cinquecento, raffigurante il Cristo compianto dalla Madonna e da S. Giovanni, che appartiene alla prima chiesetta. Sopra il bassorilievo, in una nicchia rettangolare, è affrescata la Madonna che piange il figlio morto ai piedi della Croce. All’interno, di particolare pregio ci sono il paliotto dell’unico altare, stilisticamente databile intorno al 1710, e due dipinti ad olio su tela di anonimi pittori bresciani del Settecento. (u. sc.)
Bresciaoggi - Mercoledì 27 Luglio 2005 MANERBIO. Danni all’arredo della nicchia che custodisce il bassorilievo rubato e poi restituito da un ladro pentito La devozione converte i ladri ma non gli...stupidi. Ha suscitato indignazione nella comunità rurale di Manebio il raid vandalico ai danni della cappella votiva dedicata alla Madonna di via Cascina Trebeschi. Mani ignote hanno profanato il piccolo tempio situato sulla vecchia strada per Milzanello: i vasi di fiori e i ceri votivi sono spariti mentre sono state danneggiati il cancelletto di ingresso e i candelabri.
Raid vandalico nella cappella di campagna
Dopo la scoperta dei resti di riti propiziatori cresce lo sconcerto fra gli agricoltori
Bravata o gesto sacrilego? La domanda che per ora non trova risposta anche se il raid alimenta una certa inquitudine fra i residenti alla luce dei resti di riti propiziatori ritrovati a inizio luglio nella zona. E pensare che soltanto pochi mesi fa la cappella, meta di molti fedeli che nel mese di maggio si ritrovano per recitare il rosario, era stata oggetto di un episodio per certi versi «prodigioso». Qualcuno aveva restituito, abbandonandolo davanti al tempio, il bassorilievo raffigurante la Madonna rubato dieci anni prima. Il pentimento del ladro aveva sorpreso, incuriosito e addirittura commosso i fedeli che solo poche ore prima si erano ritrovate a pregare per la salute del Papa Giovanni Paolo II.
Ad accorgersi della mancanza di oggetti e della rottura del cancelletto è stato Roberto Maggini proprietario della cascina Trebeschi che dista poche centinaia di metri dalla cappella.
«Come ogni mattina mentre stavo facendo il giro dei campi e passando davanti all’altare ho notato i danni». L’agricoltore, che ormai da anni con la famiglia si occupa del manutenzione della cappella, fatica a nascondere l’amarezza per l’episodio di teppismo. «Sono cose spiacevoli che fanno riflettere - osserva Maggini-: mi domando come si possa arrivare a gesti così deplorevoli».
La cappella è fra l’altro uno dei luoghi di culto privilegiati degli agricoltori della zona: in occasione dei lavori di costruzione della rampa di svincolo della variante alla 45 bis il piccolo edificio sacrò rischio di essere cancellato dall’asfalto ma grazie alla sensibilità di Roberto Gottani, assessore ai Lavori pubblici dell’epoca e dei tecnici della Provincia si trovò una soluzione. La cappella venne sollevata con un argano e spostata di una decina di metri.
Ora il raid vandalico. Un gesto che si ripete nel tempo testimoniando purtroppo l’amara realtà di una società priva di valori dove rispetto e dignità sono solo parole da vocabolario che nessuno legge più. Diego Baruffi
Bresciaoggi - Domenica 24 Luglio 2005 MANERBIO. Terminato il restauro Incastonata in un’ala del fabbricato rurale «cascina Remondina», ha riaquistato il suo antico splendore la chiesa della Santa Croce, recentemente restaurata grazie ai fondi per la tutela del patrimonio d’arte e cultura del territorio della Regione Lombardia. Il tempio, fino agli Cinquanta, vedeva lo svolgersi di una festa annuale ai primi di giugno. La cascina si trova al confine tra Manerbio e Verolanuova, vicina alla ferrovia, ed è raggiungibile sul vecchio tracciato che univa i due paesi. Per poter visitare la chiesetta bisogna chiedere la chiavi all’abitazione vicina.
Santa Croce riapre ai fedeli
Cascina Remondina è nota per il ritrovamento, nel 1927, delle «falere», borchie d’argento sbalzato conservate nel museo di Santa Giulia a Brescia: probabili decorazioni di bardature equestri del II sec a.c., probabilmente appartenute ad un personaggio d’alto rango, come annota nel’Enciclopedia Bresciana, monsignor Antonio Fappani. Sempre alla voce «Remondina» si legge che nel 1988 il Gruppo storico archeologico di Manerbio ha rinvenuto nelle vicinanze della cascina le tracce di un villaggio dell’antica età del Bronzo. Insomma, un luogo ricco di storia che suscita ancora oggi notevoli interessi archeologici. La cascina Remondina, oggi ridotta a poche unità abitative, fino a metà del secolo scorso era popolata in numero abbastanza considerevole, tanto da giustificare la messa festiva celebrata ogni domenica o festa di precetto nelle piccola chiesa della quale si trova traccia in documenti del 1569. La struttura della costruzione è semplicissima, a pianta rettangolare, come risultò dopo interventi ascrivibili al 1730-40 con i quali furono conclusi i lavori della facciata caratterizzata da un frontone con rilievi in cotto e dalla nicchia rettangolare che sovrasta l’ingresso nella quale è affrescata la Madonna che piange il figlio morto ai piedi della Croce (datato 1890).
All’interno, risulta di particolare pregio il paliotto dell’unico altare, stilisticamente databile intorno al 1710 e probabilmente costruito subito dopo la «dolorosa campagna militare che tra il 1702 e il 1706 vide invase e devastate le campagne da francesi e tedeschi» come scrive riportato nel volume «Le Chiese di Manerbio» curato da Luciano Anelli. La devozione attorno alla chiesa della Remondina crebbe col passar del tempo. Solo in epoca recente s’è perduta la tradizione che collocava ai primi di giugno la festa in cascina. Ed ora, dopo il restauro provvidenziale, il desiderio dei Manerbiesi è di viverla intensamente come nel loro passato prossimo. Una proposta che verrà valutata dopo l’insediamento del nuovo parroco, monsignor Tino Clementi, si stanza a Breno fino al 6 agosto. Sarà lui a sostituire Luciano Baronio, destinato alla curia metropolitana, il quale aveva operato perché il restauro potesse essere intrapreso e portato a termine. Com’è avvenuto. Franco Piovani
Bresciaoggi - Giovedì 21 Luglio 2005 Lettere dai lettori Santa Maria .... Santa Maria Maddalena, 2. La Chiesa celebra domani venerdì 22 luglio, come già ieri anticipato, santa Maria Maddalena alla quale furono assai devoti i bresciani. Ancora ai tempi nostri le sono infatti dedicate le parrocchiali di Acqualunga, Bettegno di Pontevico, Brandico e Lavone in alta Valle Trompia. È assai venerata a Desenzano, dove le è intitolato il duomo, e dove si celebra la più importante sagra patronale del Bresciano, segnalata, a metà degli anni Trenta del 1900 nella domenica successiva al 22 luglio. È titolare di chiese sussidiarie in città nelle parrocchie della cattedrale, di San Gottardo (Monte Maddalena), di San Lorenzo, di Sant'Urbano; e nella diocesi a Bedizzole (Monterosso), Bienno, Bornato, Carpenedolo, Castegnato (Pianera), Carpenedolo, Castenedolo (Macina), Cazzago Riviera (Arzaga), Gaino di Toscolano Maderno, Gambara (Monastero degli Umiliati), Gargnano, Lovere, Manerbio (Bassanine), Milzanello (Cerredio), Palazzolo, Provaglio, Virle Treponti. L'edificio sacro più antico sorse probabilmente, attorno al Mille, per iniziativa degli eremiti agostiniani, i quali lo edificarono, accanto al loro romitorio, sul Monte Denno che dalla santa prese poi il nome: Monte Maddalena. Caduto in rovina quando i religiosi abbandonarono il luogo, venne restaurato nel secondo decennio del 1600 dall'eremita Leonelli Serbellonchi. Andato nuovamente in rovina in modo irreparabile, fu abbandonato; i resti erano ancora visibili sino a pochi decenni fa. Nel 1963 il papa bresciano Paolo VI patrocinò la costruzione di una nuova chiesetta realizzata nel 1965 in località Cavrelle, consacrata il 5 giugno 1966 dal vescovo mons. Luigi Morstabilini. Lavori di restauro si ebbero negli anni Ottanta per riparare i danni provocati dai temporali. Leggenda curiosa nella zona del lago d'Iseo - che nulla ha a che fare con la santa, anche se ne ricorda il nome - è quella del misterioso e mitico personaggio Maddalena che vivrebbe sul fondo delle acque e dalle quali potrebbe uscire per fare annegare i naviganti. Il fantasma Maddalena veniva evocato soprattutto per dissuadere i ragazzi ad avventurarsi nelle acque. È patrona dei giardinieri e dei profumieri; viene invocata per guarire dalla meningite. Il calendario contadino la ricorda con un proverbio: "Per Santa Madaléna la nus l'è piéna. O piéna o de 'mpinì, i nòs gnari i la öl dèrvì", le noci sono mature, ma anche se non sono mature i ragazzi le vogliono aprire. Era onorata nel Bresciano sin dai tempi antichi come ricorda il Sacramentario benedettino-bresciano del secolo XI che la celebrava il 22 luglio, al pari del nuovo Martyrologium. A cura di Attilio Mazza
Bresciaoggi - Mercoledì 20 Luglio 2005 Lettere al direttore Caro direttore, ho letto la puerile difesa d’ufficio del sindaco da parte del capogruppo dei Popolari Insieme di Manerbio Angelo Cavagnini, che cercava di giustificare la decisione del primo cittadino di non appoggiare una mozione delle minoranze sull’astensione ai referendum sulla procreazione assistita. Capisco l’imbarazzo di Cavagnini nel mediare fra valori della vita che la componente cattolica della maggioranza abbraccia da sempre e la necessità di tenere attaccata al carro dell’esecutivo l’area Ds, che era apertamente schierata per i 4 «sì», ma sinceramente gli argomenti avanzati dal capogruppo sono talmente fragili che non fanno altro che rimarcare la poca coerenza del sindaco. Com’è è possibile raccogliere l’invito di Scienza e vita firmando il volantino schierato per l’astensione e contestualmente rigettare in Consiglio comunale una mozione della minoranza che voleva far propria la scelta del non voto? C’è riuscito senza troppi scurpoli il primo cittadino Cesare Trebeschi, che ha mostrato nell’occasione una coerenza... macchiavellica. In politica, soprattutto quando per vincere si è scelto di dare vita a una coalizione a dir poco eterogenea, si sa, bisogna rispettare il gioco delle parti. E Trebeschi non ha evidentemente voluto urtare la suscettibilità dei... compagni di ventura. L’opportunità (o l'opportunismo?) politica insomma ha avuto la meglio sulla coscienza. Ma chiedo a Cavagnini e al sindaco cosa penseranno i movimenti cattolici che hanno sostenuto la loro lista e l’ambiente dell’oratorio che si è prodigato nella campagna elettorale? Un atteggiamento ambiguo, specie quando si parla di temi così importanti non è mai un bel gesto. Ci riflettano Cavagnini e il sindaco, in futuro magari cercando di operare con più decisione e senza lasciarsi influenzare da assessori compagni... non solo di ventura. Giuliano Piovani Manerbio Centro
«Coerenza» a Manerbio
Giornale di Brescia - Domenica 17 luglio 2005 Lodi ringrazia mons. Capuzzi MANERBIO - Mons. Giacomo Capuzzi, vescovo di Lodi, di origini manerbiesi, compirà il prossimo agosto il 76° anno di età e, secondo le disposizioni della Chiesa, lascerà la diocesi del basso Milanese per ritirarsi nel paese natio. In segno di ricordo e stima per l’opera svolta dal 1989 a oggi, il consiglio pastorale diocesano di Lodi ha voluto offrirgli in dono un crocifisso. Si tratta di un’opera unica del maestro Mauro Ceglie, di Santo Stefano Lodigiano, che stata offerta al presule al termine di un incontro di preghiera ospitato nella basilica dei 12 apostoli di Lodi e che verrà collocata nella cappella privata. «Si tratta di un omaggio che sottolinea il rapporto di fiducia e di collaborazione che si è istaurato con il nostro pastore in oltre sedici anni - sottolinea Liliana Finaroli, segretaria del Consiglio pastorale - ed è una testimonianza dell’affetto e della fraternità che ci lega». Il crocifisso e la croce sono in bronzo: il corpo del Cristo si piega dolcemente verso il basso, la nuda terra, e nello stesso tempo lo sguardo è fisso verso il cielo, quindi si rivolge al Padre. L’autore spiega il significato dell’opera, che ha un preciso riferimento alla teologia: «Ho pensato ad una croce che fa immediatamente riferimento al tema della risurrezione - spiega Ceglie - e alle parole del Vangelo "Io sono la risurrezione e la vita, chi crede in me, anche se muore vivrà, chiunque vive e crede in me non morirà in eterno"». Il crocifisso appena realizzato metterà in luce il mistero della vita nuova che si apre con la Risurrezione di Cristo e suggellerà un ideale abbraccio tra il vescovo Capuzzi e la diocesi di Lodi che ha servito per 16 anni. (u. sc.)
In agosto il ritiro del vescovo manerbiese
Bresciaoggi - Martedì 12 Luglio 2005 MANERBIO. Il crocefisso in bronzo realizzato dal maestro Mauro Ceglie sarà collocato in una cappella
Arte preziosa in onore di monsignor Capuzzi
Un dono del Consiglio pastorale al vescovo di Lodi che a fine mandato tornerà nella Bassa
Un Crocifisso, opera unica del maestro Mauro Ceglie di Santo Stefano Lodigiano sarà collocato nella cappella privata di Manerbio, la nuova residenza del vescovo di Lodi Giacomo Capuzzi, quando lascerà definitivamente la diocesi di Lodi.
Si tratta di un dono del Consiglio pastorale diocesano, consegnato al presule di origini manerbiesi al termine di un incontro di preghiera ospitato nella basilica dei XII apostoli di Lodi. «Si tratta di un omaggio che sottolinea il rapporto di fiducia e di collaborazione che si è istaurato con il nostro Pastore in oltre sei anni - sottolinea Liliana Finaroli segretaria del Consiglio pastorale uscente - ed è una testimonianza dell’affetto e della fraternità che ci lega».
Il crocifisso e la croce sono in bronzo: il corpo del Cristo si piega dolcemente verso il basso, la nuda terra e nello stesso tempo lo sguardo è fisso verso il cielo, quindi si rivolge al Padre. «Ho pensato ad una croce che fa immediatamente riferimento al tema della risurrezione - spiega Ceglie - e alle parole del vangelo "Io sono la risurrezione e la vita, chi crede in me, anche se muore vivrà, chiunque vive e crede in me non morirà in eterno". Noi non siamo soltanto i credenti in un uomo eccezionale che è andato a morire sulla croce per la nostra salvezza. Cristo si è rivelato autore e padrone della vita. A questa vita partecipano tutti i credenti. È la promessa che alimenta la nostra speranza. Anche tra le difficoltà di questa vita, ci conforta la certezza dell’immortalità». L’interpretazione teologica delle opere è una prerogativa di Ceglie. La sua produzione ha come protagonista l’uomo e Dio. Ceglie è figlio d’arte, nel suo ramo paterno, infatti, da molte generazioni sono cermaisti. Il suo talento come modellista è stato scoperto in famiglia e per questo l’artista è stato indirizzato in una scuola d’arte a Piacenza. Durante il servizio militare ha partecipato ad un concorso per la predisposizione di un bozzetto per l’Unicef, l’ha vinto e per anni il suo disegno è stato stampato su manifesti e affisso in tutta Italia. Sempre durante il servizio di leva ha incontrato lo scultore Messina che gli ha chisto di collaborare con lui e il sodalizio si è rivelato più che fruttuoso. L’arista ha scelto, poi, di dedicare completamente la sua vita alla creazione di opere artistiche e dal suo laboratorio sono uscite ed escono produzioni di grande valore ricnosciute in Italia e all’estero.Le sue figure possenti, i suoi voli di gabbiani, i progetti per opere pubbliche, statue della Vergine e dei santi sono esposte in molti Comuni del Lodigiano e poi a Varese, Lecco, Como, Reggio Emilia. Inoltre all’estero in Francia, Austria, Israele, Danimarca e Stati Unitie soprattutto presso la Sala Paolo VI in Vaticano. Raccontano l’essenza delle cose e delle persone, fino a far maturare atteggiamenti che si aprono ad una fede matura.
Il fascio di luce proiettato da un faretto, posto sotto la croce nella cappella di Manerbio, metterà in evidenza il mistero di Crsito morto in croce, risorto a vita nuova. Un dono che porterà con sè monsignor Giacomo Capuzzi che, al termine del servizio pastorale ha già scelto di tornare nel suo paese natale. n.s.
Giornale di Brescia - Domenica 3 Luglio 2005 Il Rotary per la diocesi di mons. Arcari MANERBIO - Il Vescovo bresciano mons. Antonio Arcari è stato ospite, nei giorni scorsi, del Rotary Club Brescia Manerbio. Il presule, nativo di Pralboino, attualmente nunzio apostolico in Honduras e vescovo di Ceciri, si trova a Brescia per un periodo di riposo. Ne ha approfittato per ringraziare i rotariani, i quali contribuiscono a portare avanti un progetto per potenziare la struttura Casa Ayuda che ospita bambini portatori di handicap, per lo più orfani o abbandonati dai genitori dopo la nascita. (u. s.)
Giornale di Brescia - Domenica 26 giugno 2005 Il Comune ha aperto una sottoscrizione per realizzare la struttura sanitaria dedicata in particolare a mamme e neonati Il nome ed il ricordo di mons. Franceschetti arriveranno in Africa. Il simbolo della memoria sarà un ospedale, lo strumento un progetto che vede coinvolti più soggetti. E Manerbio, che ha avuto mons. Gennaro come parroco dal 1989 al 1997, non ha potuto e non ha voluto non partecipare a questa iniziativa. Il Comune ha aperto una sottoscrizione per la realizzazione di due strutture sanitarie nel Mali, uno dei Paesi più poveri dell’Africa. Manerbio intende aderire così al progetto lanciato dal "Gruppo Mali" di Gavardo, una realtà di cooperazione internazionale presieduta da Gabriele Avanzi, nata proprio per volontà di monsignor Franceschetti e che dal 1988 opera nel Paese africano con una serie di interventi. E in questo si unisce ad altri soggetti: collaborano associazioni di solidarietà, come "Cuore Amico", Scalp; rappresentanze istituzionali, come il Comune di Provaglio d’Iseo, paese d’origine di monsignor Gennaro, che ha già offerto un contributo per la finalità del progetto. Il progetto, il 15° lanciato dal gruppo di volontariato, ha valore pluriennale e prevede la realizzazione di due ospedali, un ospedale di maternità a Mopti, nel Sud-est del Mali e un day hospital con centro dialisi a Bamko, la capitale. Mentre la costruzione di quest’ultimo inizierà il prossimo anno, l’ospedale a Mopti prenderà avvio già in autunno. La spedizione, guidata dallo stesso Avanzi, partirà dall’Italia a fine ottobre, quando inizierà la costruzione del centro sanitario. L’ospedale, la cui realizzazione prevede la spesa di 490mila €, comprenderà una sala parto, una sala operatoria e una di medicazione, un laboratorio, tre ambulatori e una stanza per la degenza. Sarà, secondo le intenzioni del progetto, un sicuro centro di riferimento per mamme e bambini. Assisterà le prime durante il periodo della gravidanza e del parto (si prevede infatti che già nel primo anno di attività della struttura si avranno 600 nascite); assisterà i piccoli attraverso un piano di vaccinazioni. Lo stesso ospedale funzionerà per la formazione del personale, per un’opera di educazione e prevenzione igienico-sanitaria. In merito alle ragioni che hanno spinto l’Amministrazione ad aprire la sottoscrizione per partecipare al progetto interviene il sindaco di Manerbio, Cesare Trebeschi: «Fare del bene a persone, anche lontane e sconosciute, è il modo migliore per ricordare un parroco e un padre che ha seminato molto nella nostra comunità». I versamenti possono essere effettuati sul conto corrente bancario 3920135 aperto alla Bipop-Carire di Manerbio e sul conto corrente postale 10855252, entrambi intestati a Cuore Amico Fraternità Onlus - viale Stazione, 63- 25122 Brescia, specificando nella causale "Offerta per il progetto Mali 10". Manerbio spera di essere un tassello importante in questo progetto. Elena Ungari
Un ospedale nel Mali per ricordare mons. Gennaro Franceschetti
Bresciaoggi - Domenica 12 Giugno 2005 Lettere al direttore - Referendum, ancora appelli per il voto o per l’astensione Caro direttore ci sono le firme del Nobel Renato Dulbecco, del prof. Veronesi, della signora Rita Levi Montalcini sul documento con cui circa 130 scienziati europei, tra i maggiori esperti di ricerca sulle cellule staminali, esprimono solidarietà ai colleghi italiani per il rischio di essere tagliati fuori dal circuito scientifico internazionale a causa dei divieti della legge sulla fecondazione assistita. Denunciano «la prospettiva di una proibizione legale definitiva» che impedirebbe ai ricercatori in Italia di «partecipare a pieno titolo al progresso scientifico diretto a scoprire nuove strategie per ridurre la sofferenza umana e curare malattie gravi» (Alzheimer, Parkinson, cancro, ecc.). Al contrario «le cellule staminali embrionali umane derivate hanno enormi potenzialità a beneficio delle persone colpite da malattie degenerative». Di conseguenza, rilevano, «da un punto di vista scientifico non vi è alcuna giustificazione all’affermazione che la ricerca sulle cellule staminali embrionali e quella sulle cellule staminali adulte si escludano l’una con l’altra», rifiutando quindi completamente l’affermazione che la ricerca sulle cellule staminali embrionali non sia indispensabile. La ricerca italiana, se non si modifica questa legge 40, rischia davvero di tornare al Medioevo. Per questo i maggiori scienziati e ricercatori invitano a votare quattro sì. Andrea Delindati Manerbio
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