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venerdì, 08 luglio 2005
Protezione civile, prende forma il consorzio

Bresciaoggi - Venerdì 8 Luglio 2005

S. GERVASIO. Costituito il gruppo di volontari La Fenice.

In Consiglio il fantasma del brucia-rifiuti di Manerbio
Protezione civile, prende forma il consorzio
Il Comune capofila del progetto che coinvolge Milzano, Pavone e Pralboino

Grazie all’impegno dei volontari di San Gervasio e dintorni si è costituito il gruppo per la Protezione civile «La Fenice».
Il Consiglio comunale ha approvato la convezione premessa alla costituzione del consorzio «Bassa bresciana emergenze» al quale aderiscono i Comuni di: Milzano, Pavone Mella e Pralboino, oltre appunto San Gervasio cui è assegnato il ruolo di capofila. La convenzione lascia aperta la porta ad altre future adesioni. Durante la discussione è stato auspicato che continuino i colloqui con altre realtà istituzionali locali, o gruppi e sodalizi per dare ulteriore forza all’azione dei volontari. La proposta è stata portata illustrata in aula dal vicesindaco Andrea Camisani. Dopo un paio d’anni di gestazione il progetto è decollato. Il gruppo guidato da Giorgio Loda, può contare sull’apporto di una cinquantina di aderenti, ha in dotazione nuove divise ministeriali e alcune attrezzature di pronto intervento.
In questi giorni è stata aperta una campagna di sensibilizzazione per la raccolta di nuove adesioni. Per questo sono a disposizione gli uffici dei Comuni coinvolti in grado di dare informazioni anche sull’avvio di corsi finalizzati alle operazioni di Protezione civile. Determinante è stata l’azione dei volontari de «La Fenice», che hanno collaborato con le Amministrazioni per dar vita rapporti istituzionali in modo da rendere concreto un progetto ambizioso e concreto.
Ambizioso perché sovraccomunale, nell’ottica della razionalizzazione delle risorse per realtà simili in quanto a problematiche e morfologia; concreto perché studiato su quelle stesse esigenze, di monitoraggio del territorio, di intervento nel caso di allagamenti o piccoli incendi, di risposte, in generale, ai possibili rischi che la statistica indica come più probabili. Sull’iniziativa ha voluto sollevare riserve il capogruppo dell’opposizione Mario Braga, che ha definito il progetto e il piano «estemporanei», perchè non tiene conto ad esempio della realizzazione dell’impianto di trattamento di rifiuti ospedalieri infetti in progetto a Manerbio che comporterà misure di vigilanza mirata. L’affermazione ha provocato più d’una preoccupazione, non solo a San Gervasio, ma soprattutto a Manerbio. Durante un vertice sanitario a Leno infatti il sindaco Cesare Trebeschi aveva infatti assicurato ai colleghi che l’idea dello sterilizzatore di scorie ospedaliere era fermo al palo.
Ma dalle dichiarazioni al consiglio comunale di San Gervasio di Mario Braga, pare di capire che il progetto è già superato la fase delle riflessioni, la sua costruzione è data ormai per certa
. Franco Piovani


Postato da: manerbio a 11:30 | link | commenti
discariche, amministrazione, bilancio, cantieri, bassa bresciana, inceneritore, bruciarifiuti

giovedì, 07 luglio 2005
Manerbio, incontro sui rifiuti

Giornale di Brescia - Giovedì 7 luglio 2005

Manerbio, incontro sui rifiuti

Incontro dibattito questa sera a Manerbio alle ore 20.45 nella scuola elementare di via Galliano, 10, sul tema: «Brescia e provincia pattumiere d’Italia? Nessun impianto di trattamento per rifiuti ospedalieri nella Bassa Bresciana», coordina Mauro Baroncini (Circolo Rifondazione di Manerbio). Intervengono: Osvaldo Squassina (Consigliere regionale Rifondazione), Marino Ruzzenenti (Forum Ambientalista) e Paolo Chinnici.


Postato da: manerbio a 22:43 | link | commenti
discariche, sanitĂ , cantieri, bassa bresciana, inceneritore, bruciarifiuti

martedì, 14 giugno 2005
Inceneritore di rifiuti ospedalieri, uno studio prima di decidere

Giornale di Brescia - Martedì 14 giugno 2005

Inceneritore di rifiuti ospedalieri, uno studio prima di decidere
Riunione dei sindaci

LENO - «Su questioni di interesse sovraccomunale non si può più ragionare con logiche di semplice campanile». Con queste parole, alla riunione dei sindaci che fanno parte del Distretto n. 9 della Bassa, Pietro Bisinella, primo cittadino di Leno, è tornato a riaprire la questione relativa al termosterilizzatore, l’impianto di termotrattamento per rifiuti ospedalieri che potrebbe nascere a Manerbio, sul confine con Leno. Tutto è iniziato, tempo fa, con la richiesta di una ditta di poter realizzare un impianto nel quale, secondo quanto era stato detto, dovrebbero essere sottoposti a sterilizzazione rifiuti che non contengono sostanze tossiche e nocive: garze, cotone, aghi e in generale tutti quei prodotti che sono venuti a contatto diretto con sangue e con liquidi biologici, e che quindi devono essere smaltiti. Ma sull’operazione si sono subito addensate non poche nuvole. Alcuni amministratori dei Comuni limitrofi, infatti, hanno fatto presente che, oltre a quelle di garze e pannolini, il termosterilizzatore sarà chiamato ad azzerare anche la carica batterica di tutte le tipologie di scarti ospedalieri, compreso i materiali contaminati da agenti patogeni, o comunque a rischio di trasmissione biologica aerea, nei quali non è possibile escludere a priori la presenza di sostanze chimiche pericolose. Insomma: come sempre accade in questi casi, questo ancora ipotetico impianto ha già subito la censura di molti, cittadini e amministratori, che sono preoccupati. Cesare Trebeschi, il sindaco di Manerbio, conferma che non è stata presa alcuna decisione: «Non siamo pregiudizialmente né favorevoli né contrari. Prima di esprimerci in merito a una materia così complessa e delicata, vogliamo sentire il parere degli esperti cui abbiamo affidato l’incarico di studiare l’impatto ambientale dell’impianto. La nostra posizione dipenderà dai risultati di questo studio». Intanto, dicevamo, il sindaco di Leno mette le mani avanti e rilancia: «La Bassa ha bisogno di un organismo che governi il territorio. Su moltissime questioni i sindaci devono trovare il modo di avere posizioni condivise. Ciò che si decide nel Comune confinante ricade pesantemente anche sulla qualità della vita dei miei cittadini. Per questo si chiede a gran voce l’istituzione della Comunità della Bassa bresciana sul modello delle Comunità Montane, che potrebbe aiutare gli amministratori a trovare posizioni equilibrate e sintoniche su molti temi, quali le cave, la sanità, il commercio e anche gli insediamenti di aziende speciali». Come sindaci, continua Bisinella, «chiediamo a gran voce alle istituzioni preposte di individuare soluzioni percorribili per ottenere questo risultato, magari partendo dalla proposta di legge per l’istituzione delle comunità locali presentata in Regione Lombardia nella passata legislatura. Il rischio di lasciare ai nostri nipoti un territorio ingestibile e preda di appetiti speculativi ci impone di creare al più presto la Comunità della Bassa bresciana, o quantomeno di attivare un serio tavolo di confronto». gaf


Postato da: manerbio a 14:24 | link | commenti
discariche, sicurezza, amministrazione, ospedale, sanitĂ , provincia, bassa bresciana, inceneritore, bruciarifiuti

martedì, 07 giugno 2005
Brucia-rifiuti al palo Anche la ditta si defila

Bresciaoggi - Martedì 7 Giugno 2005

MANERBIO. In stallo il discusso progetto
Brucia-rifiuti al palo Anche la ditta si defila

L’idea di realizzare a Manerbio un impianto per lo smaltimento dei rifiuti c’è, ma è ferma al palo. Lo ha riferito il sindaco Trebeschi, che è anche presidente dell’assemblea del distretto n° 9 che riunisce 20 comuni della bassa bresciana, parlando la settimana scorsa agli altri sindaci della zona.
Un’azienda privata ha proposto al comune bassaiolo di realizzare, nel territorio di Manerbio, questo nuovo impianto «a sbalzo termico», che ridurrebbe i rifiuti in piccoli tubetti di tessuto da utilizzare per la produzione di energia con biomasse. Gli amministratori di Manerbio sono stati anche invitati a visitare un’impianto simile già in funzione a Genova. Cosa che hanno fatto.
Prima di passare ai fatti la giunta capitanata da Cesare Trebeschi è intenzionata ad affidare a tecnici di propria fiducia, ma pagati dalla ditta proponente, un’analisi dettagliata di impatto ambientale, pro e contro l’utilizzo di questa nuova tecnologia. Dati e relazione, se lo studio verrà avviato, sarebbero poi resi noti anche agli altri sindaci.
La ditta in questione tuttavia non ha più fatto sapere niente in merito, il che potrebbe leggersi come l’intenzione di aver optato per altre soluzioni o altre zone. Dunque l’iter amministrativo in tal senso non è nemmeno stato avviato, stante il silenzio degli interlocutori.
I sindaci, che hanno ringraziato Trebeschi per le informazioni, e hanno colto l’occasione per ribadire all’unanimità un esigenza che da tempo si sta facendo strada. E cioè che le scelte relative non solo all’installazione di impianti per lo smaltimento dei rifiuti, ma anche quelle relative alle cave, ai supermercati, agli allevamenti e quant’altro, riguardi l’intera zona non possa più essersi affidato alle scelte di un singolo comune, dato che le ricadute riguardano l’intero territorio.
Insomma è emersa ancora una volta l’idea di creare un’organismo, un’associazione intercomunale, che si faccia carico dei problemi per gestirli in sinergia e armonia.
L’esigenza non è tanto quella di impedire che un singolo comune faccia quello che vuole a discapito degli altri, quanto unirsi per una difesa compatta del territorio della bassa, bersagliato da troppe scelte che lo danneggiano, ben al di là delle ricadute su questo o quel singolo paese. Milena Moneta


Postato da: manerbio a 13:51 | link | commenti
discariche, amministrazione, ospedale, sanitĂ , provincia, bassa bresciana

lunedì, 06 giugno 2005
Rifiuti ospedalieri, il Comitato apre un nuovo fronte con Asm

Bresciaoggi - Mercoledì 1 Giugno 2005

«L’impianto di inertizzazione di Manerbio permette di aggirare le autorizzazioni»
Rifiuti ospedalieri, il Comitato apre un nuovo fronte con Asm

Nuovi rifiuti oppongono Cittadini per il riciclaggio e Comitato ambiente città di Brescia ad Asm. Questa volta oggetto del contendere sono gli scarti degli ospedali. Le due associazioni accusano la Multiutility di voler portare al termoutilizzatore cittadino i rifiuti ospedalieri di tutta Italia, aggirando la delibera regionale che impone di bruciare solo i rifiuti dei nosocomi di città e provincia.
La via per aggirare l’ostacolo - secondo le due associazioni - starebbe nella realizzazione (ad opera di privati) di un megaimpianto di inertizzazione degli scarti degli ospedali a Manerbio. L’impianto sarebbe in grado di trasformarli da pericolosi a non pericolosi e potrebbe servire una gran quantità di rifiuti provenienti da ogni dove.
Una volta trattati nella Bassa diventerebbero bresciani, e il gioco sarebbe fatto. I rifiuti diventerebbero inerti, dunque perfettamente adatti all’inceneritore; ce ne sarebbero in gran quantità e l’Asm «realizzerebbe un altro grande business», sottolinea Marino Ruzzenenti, dei Cittadini per il riciclaggio.
«La vicenda sta suscitando comprensibili allarmi nei comuni limitrofi a Manerbio - precisa Ruzzenenti - mentre più disponibile sarebbe proprio il sindaco di questo centro, per il quale l’impianto di inertizzazione offrirebbe lavoro ad alto contenuto tecnologico ai giovani manerbiesi, e non causerebbe alcun rischio ambientale alla comunità».
L’operazione vedrebbe un particolare interesse di Asm, e «per questo - dice Ruzzenenti - non può non interessare e allarmare anche Brescia, che ospita l’inceneritore destinato a ricevere questi rifiuti». Inceneritore - aggiunge - che doveva trattare solo Rsu provinciali e «a cui sono state aggiunte poi le cosiddette biomasse, in realtà rifiuti speciali di ogni tipo di provenienza».
L’esponente dei Cittadini ricorda pure che «Asm aveva già chiesto nell’aprile 2003 di bruciare rifiuti ospedalieri di ogni parte d’Italia, essendo il loro smaltimento un grande onere per gli ospedali, disposti quindi a pagare profumatamente». Allora la Provincia «aveva espresso parere negativo», ma la Regione «ha parzialmente accolto l’istanza di Asm con due limitazioni: che si trattasse di rifiuti speciali non pericolosi e che provenissero esclusivamente dal bacino provinciale».
Per maggiore precisione, Ruzzenenti indica che nella delibera della Giunta regionale erano inclusi «oggetti da taglio, parti anatomiche e sacche per il plasma e le riserve di sangue, tranne quelli che potrebbero trasmettere infezioni», oltre a «rifiuti che non devono essere raccolti e smaltiti applicando precauzioni per evitare infezioni, tipo bande, ingessature, lenzuola, indumenti monouso, assorbenti igienici, eccetera», con la clausola ulteriore che «il ritiro dei rifiuti sanitari assimilati agli urbani è limitato a quelli di sola produzione nella provincia di Brescia».
Con queste limitazioni - argomenta Ruzzenenti - era difficile per Asm operare con profitto, anche per la difficoltà oggettiva di distinguerne la pericolosità. Da qui «l’escamotage dell’impianto di Manerbio, collocato sull’asse autostradale dell’inceneritore, che rende tutti i rifiuti ospedalieri non pericolosi, e soprattutto li trasforma tutti in bresciani, anche quelli importati, aprendo finalmente la strada al grande business e compensando così le incertezze derivanti dalla sperimentazione del fluff».
Ci sarebbe solo da chiedere alla Loggia se i rifiuti ospedalieri «ancorché inertizzati siano da ritenersi biomasse - conclude - e se sia possibile che Brescia diventi la pattumiera di ogni tipo di rifiuto solo per permettere ad Asm e ai soliti grandi azionisti privati di fare affari». E si apre un’altra contesa. mi.va.

 


Postato da: manerbio a 10:58 | link | commenti
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Discarica degli ospedali

Giornale di Brescia - Mercoledì 1 giugno 2005

«Cittadini per il riciclaggio» e il «Comitato ambiente città di Brescia» sul progetto dell’incenerimento dopo il trattamento a Manerbio

«Discarica degli ospedali»
I dubbi degli ambientalisti sul controllo degli inquinanti nel termoutilizzatore

«Li trattano per trasformarli in non pericolosi e per bruciarli nel termoutilizzatore. Così nella pattumiera d’Italia, oltre al resto, ci finiranno anche i rifiuti ospedalieri». La notizia del possibile impiego di scarti di sala operatoria e di corsia nell’impianto di via Sorbanella, non coglie il favore dei comitati ambientalisti della città. Poco li consola che il primo trattamento potrebbe essere effettuato a Manerbio. La preoccupazione di «Cittadini per il riciclaggio» e del «Comitato ambiente Città di Brescia» è quello che accadrà dopo il passaggio nello sterilizzatore. Durante il loro trasferimento a Brescia e nelle fasi del loro incenerimento. «Asm aveva già chiesto l’autorizzazione a trattare questi rifiuti speciali - spiega Marino Ruzzenenti -: la Provincia gliela negò, la Regione gliel’accordò pur con due limitazioni che resero del tutto privo di efficacia il via libera. Le imponeva infatti di trattare solo rifiuti ospedalieri provinciali, quindi una quantità modesta ed economicamente insignificante; e di incenerire solo quelli non pericolosi, con dispendio di risorse per caratterizzare una massa nella quale questi confluiscono insieme a quelli pericolosi». Ad un anno e mezzo di distanza la possibile svolta. «Lo definirei piuttosto un escamotage - prosegue Ruzzenenti nel corso della conferenza stampa indetta alla VI Circoscrizione - per aggirare i divieti. Con il megasterilizzatore di Manerbio infatti i rifiuti diventano non pericolosi e, essendo prodotto di impianto industriale, tutti bresciani. Il che significa che Asm abbatterà i costi di caratterizzazione e potrà incenerire tutto quello che arriverà a Manerbio da ogni parte d’Italia per il trattamento di sterilizzazione che abbatterà la loro tossicità organica, non quella chimica». Gli ambientalisti bresciani sfruttano l’occasione per ripercorrere lo sviluppo dell’impianto. «Il termoutilizzatore - dice Giuseppe Dalola - doveva bruciare 260mila tonnellate, adesso siamo arrivati addirittura a 800mila. Ora si aggiungono pure i rifiuti ospedalieri e tutto questo senza che si ascolti l’intersse dei cittadini. Asm è un’azienda che persegue interessi finanziari, non più la soddisfazione dei bisogni dei bresciani».  Altra questione portata al pettine dai comitati ambientalisti riguarda il controllo delle emissioni dell’impianto di via Sorbanella. «Il Consiglio comunale - ricorda Celestino Panizza - ha approvato una delibera che impegna l’Asm al controllo in continuo dei microinquinanti prodotti dall’incenerimento dei rifiuti. Ci siamo recati all’Assessorato dell’ambiente per sapere a che punto è l’applicazione di questo dispositivo: ci hanno detto che non ne sanno nulla». Con questo tipo di monitoraggio si conoscerebbe quantità e qualità delle polveri di ricaduta. «Asm provvede a fare questo tipo di controllo solo due volte l’anno - prosegue Panizza -. Spesso abbiamo dati discordanti e pure di parecchio. In ogni caso non c’è mai un quadro rappresentativo della realtà. Ma soprattutto non ci si comporta così come aveva chiesto il Consiglio comunale». Pierpaolo Prati


Postato da: manerbio a 10:48 | link | commenti
discariche, brescia, amministrazione, ospedale, sanitĂ , fabbriche

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