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Giornale di Brescia - Domenica 31 luglio 2005 Ferrovie dello Stato e Comune hanno sistemato i locali: da giugno sono aperti una sala di attesa e un bar-biglietteria
Manerbio, note e arte in stazione
Il punto di ristoro affidato a una cooperativa che promuove varie iniziative
Ci sono diversi modi per far sì che una stazione ferroviaria non degeneri nell’incuria e nel degrado. Uno di questi è stato messo in atto alla stazione di Manerbio. Dopo anni di abbandono, nei mesi scorsi l’Amministrazione, in accordo con le Ferrovie dello Stato, ha provveduto alla sistemazione dei locali; a giugno hanno poi aperto la sala d’attesa e un bar-biglietteria, con la vendita di biglietti oltre i 100 km di distanza, agevolando così la non facile impresa di procurarsi un biglietto ferroviario. È stato poi sistemato il giardino a lato, con la creazione di un piccolo parco giochi per bambini e tavolini all’aperto. La gestione del bar è stata affidata alla cooperativa Narmada, nata dall’incontro tra l’associazione Jangada, che gestisce una bottega di commercio equo e solidale in paese, e la Cooperativa Solidarietà manerbiese. Singolare, ma non casuale la scelta del nome dato alla cooperativa: deriva dalla storia di un gruppo di donne dell’India che da anni, nella Narmada Valley, lottano contro l’espropriazione coatta delle proprie terre. È una storia al femminile, dunque; come rivolto alle donne è l’intento che la cooperativa si propone: l’inserimento nel mondo del lavoro di personale femminile che vive in situazione svantaggiata. Sono 4 le ragazze occupate; insieme a loro un gruppo di volontari, che dà un contributo per la gestione tecnico-amministrativa del bar e delle varie attività create. Sì, perché attorno alla stazione vengono offerte numerose occasioni di incontro e socializzazione. «Dopo poco più di un mese dall’inizio delle attività, siamo pienamente soddisfatti», commenta il sindaco Cesare Trebeschi. «Ci eravamo prefissi di valorizzare e rendere vivibile un importante spazio urbano come la stazione ferroviaria, intesa come luogo di transito, ma anche come punto di ritrovo e di aggregazione». Elena Paletti ed Elisa Seccardelli, rispettivamente presidente e vicepresidente della cooperativa: «Il Narmada equo cafè vuole essere un luogo accogliente ed accessibile a tutte le tasche; in particolare puntiamo sui giovani». È per questo che sono state già proposti concerti, laboratori pomeridiani per bambini, una mostra fotografica e una di strumenti musicali dal mondo; inoltre per tutto agosto, ogni fine settimana, un evento, che spazia dalla musica all’arte alla lettura. «Tutte le associazioni e i gruppi, soprattutto quelli musicali e giovanili, possono usufruire dei locali. Rivolto ai giovani, ma non solo, abbiamo lanciato - prosegue la presidente Paletti - un concorso di fotografia ispirato al tema del viaggio: ognuno potrà presentare, entro il 3 dicembre, non più di 4 opere. A gennaio la selezione del vincitore». C’è un’altra peculiarità che caratterizza il bar: la vendita di soli prodotti del commercio equo e solidale. «Intendiamo far passare un messaggio etico: il rispetto e la promozione di altre culture». Umberto Scotuzzi
Giornale di Brescia - Domenica 26 giugno 2005 Il Comune ha aperto una sottoscrizione per realizzare la struttura sanitaria dedicata in particolare a mamme e neonati Il nome ed il ricordo di mons. Franceschetti arriveranno in Africa. Il simbolo della memoria sarà un ospedale, lo strumento un progetto che vede coinvolti più soggetti. E Manerbio, che ha avuto mons. Gennaro come parroco dal 1989 al 1997, non ha potuto e non ha voluto non partecipare a questa iniziativa. Il Comune ha aperto una sottoscrizione per la realizzazione di due strutture sanitarie nel Mali, uno dei Paesi più poveri dell’Africa. Manerbio intende aderire così al progetto lanciato dal "Gruppo Mali" di Gavardo, una realtà di cooperazione internazionale presieduta da Gabriele Avanzi, nata proprio per volontà di monsignor Franceschetti e che dal 1988 opera nel Paese africano con una serie di interventi. E in questo si unisce ad altri soggetti: collaborano associazioni di solidarietà, come "Cuore Amico", Scalp; rappresentanze istituzionali, come il Comune di Provaglio d’Iseo, paese d’origine di monsignor Gennaro, che ha già offerto un contributo per la finalità del progetto. Il progetto, il 15° lanciato dal gruppo di volontariato, ha valore pluriennale e prevede la realizzazione di due ospedali, un ospedale di maternità a Mopti, nel Sud-est del Mali e un day hospital con centro dialisi a Bamko, la capitale. Mentre la costruzione di quest’ultimo inizierà il prossimo anno, l’ospedale a Mopti prenderà avvio già in autunno. La spedizione, guidata dallo stesso Avanzi, partirà dall’Italia a fine ottobre, quando inizierà la costruzione del centro sanitario. L’ospedale, la cui realizzazione prevede la spesa di 490mila €, comprenderà una sala parto, una sala operatoria e una di medicazione, un laboratorio, tre ambulatori e una stanza per la degenza. Sarà, secondo le intenzioni del progetto, un sicuro centro di riferimento per mamme e bambini. Assisterà le prime durante il periodo della gravidanza e del parto (si prevede infatti che già nel primo anno di attività della struttura si avranno 600 nascite); assisterà i piccoli attraverso un piano di vaccinazioni. Lo stesso ospedale funzionerà per la formazione del personale, per un’opera di educazione e prevenzione igienico-sanitaria. In merito alle ragioni che hanno spinto l’Amministrazione ad aprire la sottoscrizione per partecipare al progetto interviene il sindaco di Manerbio, Cesare Trebeschi: «Fare del bene a persone, anche lontane e sconosciute, è il modo migliore per ricordare un parroco e un padre che ha seminato molto nella nostra comunità». I versamenti possono essere effettuati sul conto corrente bancario 3920135 aperto alla Bipop-Carire di Manerbio e sul conto corrente postale 10855252, entrambi intestati a Cuore Amico Fraternità Onlus - viale Stazione, 63- 25122 Brescia, specificando nella causale "Offerta per il progetto Mali 10". Manerbio spera di essere un tassello importante in questo progetto. Elena Ungari
Un ospedale nel Mali per ricordare mons. Gennaro Franceschetti
Bresciaoggi - Domenica 12 Giugno 2005 Lettere al direttore - Referendum, ancora appelli per il voto o per l’astensione Caro direttore ci sono le firme del Nobel Renato Dulbecco, del prof. Veronesi, della signora Rita Levi Montalcini sul documento con cui circa 130 scienziati europei, tra i maggiori esperti di ricerca sulle cellule staminali, esprimono solidarietà ai colleghi italiani per il rischio di essere tagliati fuori dal circuito scientifico internazionale a causa dei divieti della legge sulla fecondazione assistita. Denunciano «la prospettiva di una proibizione legale definitiva» che impedirebbe ai ricercatori in Italia di «partecipare a pieno titolo al progresso scientifico diretto a scoprire nuove strategie per ridurre la sofferenza umana e curare malattie gravi» (Alzheimer, Parkinson, cancro, ecc.). Al contrario «le cellule staminali embrionali umane derivate hanno enormi potenzialità a beneficio delle persone colpite da malattie degenerative». Di conseguenza, rilevano, «da un punto di vista scientifico non vi è alcuna giustificazione all’affermazione che la ricerca sulle cellule staminali embrionali e quella sulle cellule staminali adulte si escludano l’una con l’altra», rifiutando quindi completamente l’affermazione che la ricerca sulle cellule staminali embrionali non sia indispensabile. La ricerca italiana, se non si modifica questa legge 40, rischia davvero di tornare al Medioevo. Per questo i maggiori scienziati e ricercatori invitano a votare quattro sì. Andrea Delindati Manerbio
Bresciaoggi - Domenica 12 Giugno 2005 MANERBIO/2. Critiche trasversali sul referendum
Il sindaco non vota Polemica bifronte
La vigilia del referedum sulla procreazione assistita è stata caratterizzata a Manerbio da un clima di polemiche trasversarsali gli schieramenti politici. Ad innescarle la decisione del sindaco Cesare Trebeschi di schierarsi pubblicamente con il fronte del «non voto». «La Costituzione dice che l’esercizio del voto è un dovere civico - ha commentato a questo proposito il Partito dei Comunisti Italiani - per questo ci causa un profondo senso di sdegno il fatto che proprio chi ricopre incarichi istituzionali inviti a non votare. Ricordino che hanno giurato fedeltà alla Costituzione e alla Repubblica. Convinti di questo ci risulta del tutto incomprensibile ed inaccettabile la firma per il non voto espressa dal sindaco.
«Vorremmo ricordargli - continua la nota -, che non è stato eletto in una lista confessionale, ma in una lista in cui sono presenti diverse opzioni ideali e culturali. Un sindaco, dovrebbe essere il sindaco di tutti i cittadini, anche di quelli che non lo hanno votato».
Nella bufera sono finiti anche due presidenti di seggio che hanno firmato il bollettino a sostegno dell’astensionismo.
«Suscita qualche perplessità il fatto che chi sarà chiamato a vigiliare sulla correttezza del referendum non abbia neppure ritirato la scheda per votare» conclude il Pdci. Il referendum sulla procreazione medicalmente assistita ha sollevato polemiche anche in Consiglio. I consiglieri della componente di minoranza «Manerbio Centro», Gianluigi Tosoni, Giuliano Piovani, Sandro Scaramuzza e Mario Fiorini avevano presentato una mozione nella quale dichiarando condividere i «principi contenuti nel manifesto del Comitato del non voto» (sostenuto oltre che dal sindaco dall’assessore Cristoforo Riva), proponevano di votare per una mozione a sostegno dell’iniziativa. Se n’è fatto nulla, poiché la mozione è stata ritenuta inaccettabile dalla maggioranza Margherita-Ds notoriamente, questi ultimi, contrari alla diserzione delle urne. In poche parole se la mozione fosse stata votata la maggioranza si sarebbe divisa considerato che a favore dei quattro si si sono ufficialmente schierati l’assessore Paola Cividati e il segretario dei Ds Massimo Gobbi. f.pio.
Giornale di Brescia - Mercoledì 5 maggio 2004 IL CONTRIBUTO DEI LETTORI (lettera firmata) Qualche domanda ai lettori sull’Islam in mezzo a noi Alle femministe (ce ne sono ancora? Le ricordo bene in piazza a gridare: «È mia e me la gestisco io») a tutti quelli che si battono per la parità tra i sessi e le pari opportunità, a chi ha condotto battaglie per il divorzio e per l’aborto dico: leggete un attimo, per favore: Se la vostra risposta è sì, allora ponetele e con forza! P. A. Borgosatollo
Vorrei porre domande alle quali, spero, qualcuno sappia rispondere.
Corano, IV Sura: Versetto 15: «Se le vostre donne avranno commesso azioni infami, portate contro loro quattro testimoni dei vostri. E se essi testimonieranno, confinate quelle donne in una casa finché non sopraggiunga la morte o Allah apra loro una via d’uscita».
Versetto 34: «Gli uomini sono preposti alle donne, a causa della preferenza che Allah concede agli uni rispetto alle altre e perché spendono (per esse) i loro beni. Le (donne) virtuose sono le devote, che proteggono nel segreto quello che Allah ha preservato. Ammonite quelle di cui temete l’insubordinazione, lasciatele sole nei loro letti, battetele. Se poi vi obbediscono, non fate più nulla contro di esse. Allah è altissimo, grande».
Sura II: Versetto 228: «Le donne divorziate osservino un ritiro della durata di tre cicli, e non è loro permesso nascondere quello che Allah ha creato nei loro ventri, se credono in Allah e nell’Ultimo Giorno. E i loro sposi avranno priorità se, volendosi riconciliare, le riprenderanno durante questo periodo. Esse hanno diritti equivalenti ai loro doveri, in base alle buone consuetudini, ma gli uomini sono superiori. Allah è potente, è saggio». Tale imam Mohammed Kamal Mustafa, ha scritto pure un Vademecum sul modo di picchiare le mogli.
A loro chiedo:
§ Tutto ciò non contrasta con la nostra Costituzione?
§ La Costituzione Italiana non stabilisce l’uguaglianza tra i sessi?
§ Non difende la libertà delle donne?
§ Non vieta atti discriminatori?
§ Non sostiene che i coniugi godono di uguali diritti e doveri?
§ Avete mai fatto una manifestazione per i diritti delle donne islamiche? Non per quelle di Kabul, ma per quelle che abitano a Milano, Genova, Roma, Napoli.
§ Oppure, perché non ne organizzate una a Rabat, o a Teheran, o a La Mecca, o a Medina, o a Damasco?
§ Oppure i valori in cui credete non sono universali? (neppure quelli della nostra Costituzione).
Ai comunisti atei di una volta (ce n’è rimasto qualcuno?) quelli che sostenevano che la religione è l’oppio dei popoli, quelli che si sarebbero mangiati i preti a colazione, quelli che il Papa non deve intromettersi, chiedo:
§ Cosa ne pensate di una religione totalizzante che, di fatto, riconosce come unica legge suprema ciò che insegna il Corano, che aspira a teocratizzare ogni Stato?
§ Ve li mangiate anche loro a colazione?
§ Non insorgete?
Perché domani potrebbero aspirare a uno stato islamico italiano fondato sulla Sharia.
§ Se abitaste in uno dei paesi islamici, come potreste far valere il vostro sacrosanto diritto a pretendere una legge fatta dagli uomini e per gli uomini?
§ Vi siete mai chiesti che fine fareste?
Ai pacifisti senza ma e senza se, ai sostenitori di una società multiculturale, ai sostenitori dell’integrazione a ogni costo, chiedo:
§ Siete sicuri che gli islamici, vogliano integrarsi?
(date un’occhiata sul vocabolario al significato della parola)
Leggete il Corano, III Sura: Versetto 12: Dì ai miscredenti: «Presto sarete sconfitti. Sarete radunati nell’Inferno. Che infame giaciglio!».
Versetto 85: «Chi vuole una religione diversa dall’Islàm, il suo culto non sarà accettato, e nell’altra vita sarà tra i perdenti».
II Sura: Versetto 191: «Uccideteli ovunque li incontriate, e scacciateli da dove vi hanno scacciati: la persecuzione è peggiore dell’omicidio. Ma non attaccateli vicino alla Santa Moschea, fino a che essi non vi abbiano aggredito. Se vi assalgono, uccideteli».
Versetto 216: «Vi è stato ordinato di combattere, anche se non lo gradite.
É possibile che abbiate avversione per qualcosa che invece è un bene per voi, e può darsi che amiate una cosa che vi è nociva. Allah sa e voi non sapete».
Sura IV: Versetto 74: «Combattano dunque sul sentiero di Allah, coloro che barattano la vita terrena con l’altra. A chi combatte per la causa di Allah, sia ucciso o vittorioso, daremo presto ricompensa immensa».
Versetto 84: «Combatti per la causa di Allah - sei responsabile solo di te stesso e incoraggia i credenti. Forse Allah fermerà l’acrimonia dei miscredenti. Allah è più temibile nella Sua acrimonia, più temibile nel Suo castigo».
Versetto 89: «Vorrebbero che foste miscredenti come lo sono loro e allora sareste tutti uguali. Non sceglietevi amici tra loro, finché non emigrano per la causa di Allah. Ma se vi volgono le spalle, allora afferrateli e uccideteli ovunque li troviate».
Sura V: Versetto 33: «La ricompensa di coloro che fanno la guerra ad Allah e al Suo Messaggero e che seminano la corruzione sulla terra è che siano uccisi o crocifissi, che siano loro tagliate la mano e la gamba da lati opposti o che siano esiliati sulla terra: ecco l’ignominia che li toccherà in questa vita; nell’altra vita avranno castigo immenso».
Beh certo, ognuno può interpretare questi versetti come gli pare, anche se, francamente, non mi pare ci sia tanto spazio per una interpretazione «soft».
E sempre a loro voglio chiedere:
§ Nei matrimoni misti, sapete darmi dati statistici su quale sia la percentuale relativa alla conversione alla fede cristiana del coniuge musulmano?
§ E quale la percentuale opposta?
§ Può un musulmano, liberamente, cambiare la sua religione e diventare cristiano?
Ai ragazzi e alle ragazze dei centri sociali chiedo:
§ Ma se foste in un Paese islamico, i vostri centri esisterebbero?
§ Potreste andarci a bere una birra, farvi una canna, ascoltare un po’ di rock e, perché no, farvi una scopata?
Dai, aprite un centro sociale in un qualsiasi Paese islamico, io vengo con voi. Se poi vi fanno storie, un po’ di sana disobbedienza civile.
§ E che ci vuole, lo fate in tutta Europa non avrete certo timore a farlo là, o sì?
A tutti gli omosessuali, uomini e donne, chiedo:
§ Non vi pare un po’ troppo facile fare le vostre legittime manifestazioni a New York, a Londra, a Roma (dove c’è il Papa), a Parigi?
§ Perché non farne una dove chi si dichiara omosessuale è veramente discriminato?
§ Che so, a La Mecca, al Cairo, a Teheran, perché non lottare per gli omosessuali arabi?
§ E dei matrimoni tra omosessuali che pensano gli islamici?
§ Avete provato a chiederglielo?
A tutti i laici, di destra e di sinistra, a quelli che sostengono che lo Stato e la religione devono restare separati, cosa ne pensate delle teocrazie?
§ La teocrazia è la negazione della democrazia, o no?
§ E’ vero o no che nessun Paese islamico ha sottoscritto presso l’Onu la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo?
§ È vero o no che nei Paesi islamici la Sharia è l’unico riferimento per ciò che riguarda i diritti umani?
§ Avete mai provato a chiedere a un islamico cosa ne pensa, ad esempio, di Dante Alighieri che ha messo Maometto all’inferno, o di Voltaire, o di Freud, o della psicanalisi, ecc. ecc.?
Ai sociologi chiedo:
§ Visto che noi italiani abbiamo una crescita demografica pari a zero, mentre i musulmani che stanno qui si raddoppiano ad ogni generazione (un buon musulmano deve avere almeno 5 figli per moglie) cosa accadrà tra 50-80 anni?
§ Cosa accadrà quando loro saranno il 50% della popolazione o forse di più?
E ai nostri lungimiranti politici chiedo:
§ Ma a questo, avete pensato?
§ Cosa accadrà allora?
Perché questa non è un’opinione, accadrà perché è una pura e semplice questione matematica.
E sempre ai nostri politici chiedo:
§ C’è qualcuno di voi che vuole essere così cortese da spiegare a noi semplici cittadini che cosa sono le Bozze d’Intesa? Possibilmente prima che siano approvate.
Molti cittadini non sanno neppure che esistano.
Recentemente in Parlamento è stata votata una legge sacrosanta che tutela gli animali in quanto esseri «senzienti», cioè capaci di provare dolore; a prendere a calci un cane si rischia il codice penale.
A loro chiedo:
§ ma la macellazione halal praticata dagli islamici che consiste nello sgozzare l’animale ancora vivo e lasciare che muoia dissanguato in una lenta agonia, vi sembra rispettosa di un essere "senziente"?
§ Non avete nulla da dire? Nulla da obiettare?
Se da un punto di vista antropologico, il relativismo culturale è una teoria che ha solide radici teoriche (in pratica dice che ogni cultura elabora modalità diverse per rispondere agli stessi fondamentali bisogni, quindi ogni cultura ha la sua dignità e ogni azione, anche la più orrenda, se inserita nella cultura d’origine assume un suo significato)
§ cosa accade quando una cultura «trasmigra» in un altro territorio dove c’è una cultura diversa?
§ Insomma, semplificando, se ognuno a casa sua è libero di fare ciò che gli pare, cosa accade quando c’è chi lo vorrebbe fare a casa degli altri?
§ Fin dove arriva il confine tra ciò che può concedere l’ospite al suo ospitato?
§ Perché anche per i cannibali mangiare l’uomo è un fatto «culturalmente normale», ma non per questo permetteremmo ad un cannibale di mangiarsi qualcuno a casa nostra.
§ Il principio di reciprocità (io ti permetto di fare a casa mia ciò che tu mi permetti di fare a casa tua) può essere considerato una forma di valido compromesso?
E per concludere, ai semplici cittadini come me chiedo:
§ Ma voi, queste domande, ve le siete mai poste?
§ Non sentite il bisogno di porle?
§ Non sentite il bisogno che qualcuno risponda in modo chiaro e senza demagogia?
Questo Blog vuole essere un "Diario elettronico" ad uso di tutta la cittadinanza manerbiese. Qualsiasi utente iscritto, cittadino o no, può lasciare un commento o un suggerimento....
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