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Bresciaoggi - Mercoledì 3 Agosto 2005 Manerbio, la stazione rivive col commercio equo-solidale Non solo polemiche. L’attività della cooperativa Normada che da un mese circa gestisce i locali della stazione di Manerbio dati in gestione con un accordo fra Ferrovie e Comune sta già dando i primi risultati positivi.
Narmada che tra le sue finalità promuove il commercio equo e solidale punta a valorizzare l’area dello scalo che dopo la chiusura della biglietteria era praticamento lasciata a se stessa. Oggi i passeggeri possono invece usufruire dei servizi di biglietteria e bar e di uno spazio di attesa accogliente dove la sosta non è vincolato al consumo «abbiamo voluto con il nostro impegno rendere la stazione un luogo di aggregazione e relax anche attraverso iniziative musicali e culturali» commenta la presidente di Namada Elena Paletti.
«Dato positivo - secondo il sindaco Cesare Trebeschi - è la presenza di giovani che si sono adoperati per svolgere lavori all’interno della struttura. Un impegno affrontato con entusiasmo per la realizzazione di un’iniziativa che oggi va beneficio di tutti» spiega il sindaco Cesare Trebeschi. La pensano diversamente le opposizioni e in particolare An e Forza Italia che ritenevano più opportuno affidare la gestione della stazione ad associazioni di pensionati. Secondo le minoranze la presenza della cooperativa non basta da sola a evitare che la zona dello scalo ferroviario, frequentata da extracomunitari,«diventi ricettacolo di attività illecite». d.b.
Giornale di Brescia - Lunedì 1 agosto 2005 Terrorismo La guerra purtroppo è cominciata molto prima dell’11 settembre 2001. Una guerra, perché l’avversario non è uno Stato, ma un entità difficile da definire, che usa armi non convenzionali, kamikaze sui bus su macchine che fa strage di civili, e bambini. Ancora molti, troppi si rifiutano di ammettere che siamo ormai nel mirino di una guerra santa. Altro punto che tengo a sottoscrivere è che purtroppo finché si paga milioni di euro per il rilascio degli ostaggi italiani, senza pensare che quei soldi provocheranno nuove stragi tra gli iracheni. Troppi nel nostro Paese, «chiudono un occhio», fingono di non capire, ma la realtà è un’altra cosa. Io credo in un’Italia, (come da fonti ufficiali, purtroppo anch’essa a rischio), disposta ad assumersi le proprie responsabilità che le competono, un’Italia che non lasci a metà la sua missione, un’Italia che non scappa, non si ritira, non si lascia paralizzare dalla paura, (sarebbe peggio), onori i suoi impegni e porti a termine i suoi compiti. Un’Italia che riconosce i pericoli ed ha la determinazione necessaria ad affrontarli, un’Italia di cui tutti vogliamo essere alleati ed a cui tutti riconoscano la dignità propria di un grande Paese, un’Italia che nella guerra fra il terrorismo e la convivenza civile non esiti a schierarsi a favore di quest’ultima. Insomma un Paese di cui gli italiani possano essere orgogliosi. Un’ultima riflessione: «sicurezza alle frontiere terrestri marittime e aeree, fare controlli severissimi. (Premetto che non sono razzista). Insomma, rimandare a casa chi non è in regola». Andrea Delindati Manerbio
La guerra è cominciata da tempo
Giornale di Brescia - Mercoledì 27 Luglio 2005 Bianca, nera, rosa Offlaga: rumeno in carcere Avendo violato l’obbligo degli arresti domiciliari, dove si trovava per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, l’Ufficio di sorveglianza dei Tribnale di Brescia ha emesso un ordine di carcerazione nei confronti di un rumeno, di 49 anni, residente ad Offlaga, che è stato quindi arestato dai carabinieri di Manerbio e portato a Canton Mombello.
Bresciaoggi - Mercoledì 27 Luglio 2005 Offlaga. Arresto anche a Gambara Con la massima discrezione prosegue anche nella Bassa la campagna di prevenzione nazionale contro attentati di matrice terroristica. I controlli dei carabinieri delle stazioni che fanno capo alla Compagnia di Verolanuova si sono concentrati nelle zone sensibili ovvero, phone center, negozi etnici e punti di ritrovo degli immigrati islamici. Decine e decine gli extracomunitari identificati: per alcuni è stato necessario una sosta in caserma dove i militari con l’ausilio dell’archivio telematico hanno verificato i documenti anagrafici. Nella rete dell’operazione dell’Arma sono rimasti impigliati anche i clandestini. A Gambara una pattuglia della locale stazione ha arrestato S.M., marocchino di 27 anni clandestino e senza fissa dimora per violazione della legge Bossi-Fini. Il nordafricano infatti era già colpito da un ordine di espulsione emessa dalla Questura di Mantova nel mese di maggio. Sempre nell’ambito dei servizi predisposti dal Ministero degli interni, i carabinieri hanno ispezionato auto e abitazioni in uso a stranieri a Pontevico, Alfianello, Leno e Ghedi. I militari della stazione di Manerbio hanno arrestato P.G., un rumeno di 49 anni, residente a Offlaga. L’immigrato dell’Est era destinatario di un ordine di carcerazione emesso dall'Ufficio di Sorveglianza di Brescia per evasione dagli arresti domiciliari.
In cella un rumeno evaso dai domiciliari
P.G. è accusato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.
Il rumeno è tornato quindi in carcere a Brescia. n.s.
Bresciaoggi - Mercoledì 20 Luglio 2005 Portata a termine con successo l’operazione Marco Polo
Scoperto dai carabinieri un mondo di schiavitù
Blitz in ditte bresciane: operai al lavoro in condizioni gravissime
Milano. Il sottosegretario al Lavoro Roberto Rosso lo ha definito «un piccolo Stato nello Stato, un autentico Terzo Mondo dentro i nostri confini, organizzato e allestito forse anche con complicità locali». Sono le 9 aziende irregolari scoperte nei Comuni di Brescia, Castelmella, Gussago, Nuvolento e Manerbio: impiegavano 65 lavoratori irregolari cinesi, di cui 35 senza permesso di soggiorno. L’operazione, battezzata dai Carabinieri e dall’Ispettorato del Lavoro «Marco Polo» e coordinata dal Ministero del Lavoro, ha portato alla luce un mondo che credevamo lontano anni luce: lavoratori in condizioni igieniche disumane e sottoposti, precisa Rosso, «a uno stato di apparente schiavitù».
Le immagini riprese dall’Arma dei Carabinieri sono raccapriccianti: uomini e donne costretti a lavorare in ambienti per lo più dismessi. Ci sono anche facce giovanissime, di minori. «Le aziende ispezionate, precisano Paolo Vettori, direttore reggente della Direzione provinciale di Brescia del Ministero del Lavoro, e Rosario Calì, comandante provinciale dei Carabinieri , sono state 10, di cui 9 caratterizzate da forti irregolarità». Gli accertamenti hanno riguardato 96 lavoratori di cui 65 irregolari: 16 in totale gli illeciti di natura penale contestati, mentre 7 sono gli arresti disposti dall’autorità giudiziaria. I 120 illeciti amministrativi accertati hanno condotto a sanzioni per un totale di circa 32 mila euro.
«Quello che colpisce guardando i dati e i filmati, commenta Rosso, è la grandezza del fenomeno che abbiamo scoperto. Ci siamo trovati di fronte a una vera e propria organizzazione industriale clandestina. È un po’ come se una centrale pensante cinese avesse ideato e programmato di rendere ancora più «redditizio» e appetibile il proprio lavoro a basso costo, trasferendo direttamente nel nostro Paese quei sistemi di produzione di merci contraffatte del made in Italy, che prima venivano fabbricate in Cina».
Semplice il meccanismo ideato dai malviventi: attraverso prestanomi avevano dato vita a imprese che producevano capi di abbigliamento, impiegando manodopera schiavizzata. Ciò che , rimarca Rosso, «è l’esportazione dalla Cina di metodi di lavoro che, per la loro durezza e disumanità, forse non vengono praticati nemmeno in Cina». Sarà adesso la magistratura a vagliare la documentazione messa a disposizione dal Ministero del Lavoro, accertando «se esistono responsabilità, coperture e collusioni con industrie e marchi italiani». Fabio Poletti
Bresciaoggi - Giovedì 14 Luglio 2005 Un marocchino aggredisce un carabiniere
Potrebbe rispondere dell’accusa di tentato omicidio il marocchino che nel tentativo di sottrarsi ad un controllo delle forze dell’ordine ha aggredito con un coltello un carabiniere. Fortunatamente il militare è riuscito a schivare il fendente facendosi scudo con una porta. Lo straniero ha allora rivolto l’arma contro se stesso procurandosi diversi tagli agli arti e al costato. Soccorso dagli stessi carabinieri è stato trasportato all’ospedale di Manerbio dove i medici hanno dovuto praticargli 30 punti di sutura. Il marocchino, piantonato al pronto soccorso è in stato di arresto. Dovrà rispondere di resistenza e violenza al pubblico ufficiale, violazione della legge Bossi Fini e se il magistrato chiamato a convalidarne il provvedimento restrittivo riscontrerà gli estremi di tentato omicidio. L’episodio è avvenuto l’altra sera nel centro storico del paese. Dai successivi controlli i carabinieri hanno appurato che il venticinquenne è un clandestino già raggiunto da diversi provvedimenti di espulsione. In passato fermato dalle forze dell’ordine aveva fornito a più riprese generalità false. d.bar.
Bresciaoggi - Martedì 12 Luglio 2005 A Manerbio e a Quinzano
Uno straniero clandestino e uno scippatore italiano portati in cella dai militari
Due arresti nell’arco di poche ore portati a termine dai carabinieri che fanno capo alla Compagnia di Verolanuova. Il primo, avvenuto alle 5 di ieri mattina a Manerbio, ha portato in cella un immigrato marocchino clandestino di 25 anni conosciuto dai militari con almeno 10 nomi diversi.
Fermato per strada, l’uomo ha convinto gli agenti a seguirlo in casa, in via Dante, per consegnare, così diceva, i documenti. Ma arrivato nell’appartamento si è chiuso dentro, e per arrestarlo (per la clandestinità e per aver opposto resistenza) i carabinieri hanno dovuto sfondare la porta.
Nella tarda mattinata di ieri, invece, gli agenti hanno bloccato un 31enne a Quinzano: utilizzando uno scooter aveva scippato una donna di 65 anni che trasportava la borsetta nel cestello della propria bicicletta. Grazie alla rapidità dell’intervento, la borsa (con tutto il contenuto) è stata recuperata e restituita alla proprietaria.
Bresciaoggi - Mercoledì 6 Luglio 2005 MANERBIO. Ordine pubblico Non si placa la rabbia dei manerbiesi suscitata dall’episodio di presunta aggressione verificatosi venerdì notte in via Dante da parte di una coppia di stranieri a due diciannovenni del paese.
Le ragazze aggredite scrivono al sindaco: «Più sicurezza la sera»
Le due ragazze dopo aver accompagnato a casa un’amica si erano fermate a chiacchierare a bordo della propria macchina in un’area di sosta quando improvvisamente sono state affiancate da una vettura con a bordo due stranieri con i caratteri somatici nordafricani, i quali accortisi che la corte non era apprezzata sono diventati furiosi insultando le giovani con frasi volgari.
A quel punto le due amiche hanno acceso la macchina e si sono dirette verso il centro del paese ma sono state inseguite e raggiunte dagli stranieri che hanno poi preso a pugni i finestrini e la carrozzeria. L’intervento degli avventori di un bar avrebbe fatto desistere dall’aggressione e messo in fuga gli aggressori.
Ora la comunità si interroga sulla microcriminalità spesso legata al fenomeno dell’immigrazione clandestina. «Episodi come questi non sono nuovi ormai neanche nel nostro paese, oltre alle risse ormai sempre più costanti fra bande di extracomunitari» raccontano alcuni residenti di via Dante. «Siamo preoccupati quando i nostri figli devono rientrare a casa nelle ore notturne, viste le risse attorno ai due phon center».
In una lettera indirizzata al sindaco le due giovani manerbiesi vittime dell’aggressione accanto all’apprezzamento per il lavoro delle forze dell’ordine, denunciano il fatto che in molte zone del paese diventa sempre più difficile camminare nelle ore serali e chiedono interventi sull’uso sfrenato di alcolici e lotta alla microcriminalità legata al fenomeno dell’immigrazione clandestina «affinché episodi come quelli di venerdì notte, che lasciano un segno indelebile a chi ne è coinvolto, non si ripetano».
Situazione spiacevoli che sono una realtà quotidiana, episodi che minano la tranquillità e la sicurezza delle persone.
Diego Baruffi
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