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mercoledì, 14 maggio 2008
COMMEMORAZIONE DI GIOVANNI FALCONE

L'Associazione Vicus Minervium di Manerbio

ricorda il magistrato Giovanni Falcone

nell'anniversario di nascita e di morte

(18 e 23 maggio).

 Ass Vicus Minervium Manifestazione x Falcone
 
 Per chi volesse scaricare il .pdf della brochure: 
  - esterno clikka qui
  - interno clikka qui
Nel mese di maggio ricorrono le date di nascita e di morte di questo grande magistrato italiano.
L’ Associazione Vicus Minervium sta organizzando un evento per ricordarlo e per parlare di temi come la legalità, la lotta alla mafia, il dovere e la responsabilità che ogni essere umano ha nella nostra società, il racket e l’usura.
L’evento si svolgerà in due giornate:
- la prima sarà domenica 18 maggio, anniversario di nascita di Falcone,
- la seconda conclusiva venerdì 23 maggio, anniversario della morte.
 
18 maggio
La prima giornata vuole essere un giorno di festa. Nel pomeriggio si terrà un concerto giusto in Piazza Giovanni Falcone a Manerbio,
mentre la sera vi sarà un dibattito nell’Aula Magna del Polivalente.
 
23 maggio
La seconda è prevista per il 23 maggio. Nel pomeriggio, presso l’Aula Magna dell’Istituto, si proietteranno film relativi alla mafia e la sera si concluderanno le due giornate con una tavola rotonda. La proiezione dei film è aperta a chiunque voglia parteciparvi, così come i dibattiti.
I titoli previsti sono: “Contro racket e usura” il 18 e “Contro tutte le mafie” il 23 maggio.
L’Associazione è aperta a qualsiasi idea che vada a contribuire ed ampliare la manifestazione.
 
Le due giornate vedono il coinvolgimento di Libera, l’associazione di Don Ciotti contro tutte le mafie, insieme a Libera Terra che parteciperà portando i prodotti (olio e vino) coltivati nelle terre confiscate alla Mafia, il Gruppo Hobbisti di Manerbio, alcuni artisti manerbiesi, le Forze dell’Ordine e le autorità durante i dibattiti serali.
 
Se vi interessano ulteriori informazioni… nei dibattiti presenzieranno:
18 maggio
Alessandra Saldini, presidente Vicus Minervium
Cesare Trebeschi, sindaco di Manerbio
Gabriele Guerini, del Comitato antiusura Val Trompia
Lino Busà, di SOS impresa
Rita Camisani, di Libera - Associazioni, nome e numeri contro le mafie (sezione di Brescia)
Diego Baruffi, corrispondente del quotidiano Bresciaoggi e segretario della Vicus Minervium
Enrico Zucchi, dell’Asvifidi, fondo di prevenzione racket e usura
 
23 maggio
Alessandra Saldini, presidente Vicus Minervium
Paola Cividati, assessora alle Pari Opportunità del Comune di Manerbio
Il dotto. Giancarlo Tarquini, procuratore Capo di Brescia
Fabio Abati e Igor Greganti, autori di “La leonessa e la piovra”
Rita Camisani, di Libera - Associazioni, nome e numeri contro le mafie (sezione di Brescia)
Marco Toresini, caporedattore del Bresciaoggi
Diego Baruffi, corrispondente del Bresciaoggi e segretario della Vicus Minervium
 
Partecipate numerosi !!!!
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Postato da: manerbio a 05:57 | link | commenti (1)
musica, cultura, donne, terrorismo, spettacoli, pace, religione, storia, sicurezza, cronaca, auguri, manifestazioni, mostre, volontariato, istruzione, diritti umani, studenti, libertĂ , societĂ , umanitĂ , solidarietĂ , anniversario, regione, patrimonio, hobbistica, vicus minervium

lunedì, 25 luglio 2005
Santa Croce riapre ai fedeli

Bresciaoggi - Domenica 24 Luglio 2005

MANERBIO. Terminato il restauro
Santa Croce riapre ai fedeli

Incastonata in un’ala del fabbricato rurale «cascina Remondina», ha riaquistato il suo antico splendore la chiesa della Santa Croce, recentemente restaurata grazie ai fondi per la tutela del patrimonio d’arte e cultura del territorio della Regione Lombardia. Il tempio, fino agli Cinquanta, vedeva lo svolgersi di una festa annuale ai primi di giugno. La cascina si trova al confine tra Manerbio e Verolanuova, vicina alla ferrovia, ed è raggiungibile sul vecchio tracciato che univa i due paesi. Per poter visitare la chiesetta bisogna chiedere la chiavi all’abitazione vicina.
Cascina Remondina è nota per il ritrovamento, nel 1927, delle «falere», borchie d’argento sbalzato conservate nel museo di Santa Giulia a Brescia: probabili decorazioni di bardature equestri del II sec a.c., probabilmente appartenute ad un personaggio d’alto rango, come annota nel’Enciclopedia Bresciana, monsignor Antonio Fappani. Sempre alla voce «Remondina» si legge che nel 1988 il Gruppo storico archeologico di Manerbio ha rinvenuto nelle vicinanze della cascina le tracce di un villaggio dell’antica età del Bronzo. Insomma, un luogo ricco di storia che suscita ancora oggi notevoli interessi archeologici. La cascina Remondina, oggi ridotta a poche unità abitative, fino a metà del secolo scorso era popolata in numero abbastanza considerevole, tanto da giustificare la messa festiva celebrata ogni domenica o festa di precetto nelle piccola chiesa della quale si trova traccia in documenti del 1569. La struttura della costruzione è semplicissima, a pianta rettangolare, come risultò dopo interventi ascrivibili al 1730-40 con i quali furono conclusi i lavori della facciata caratterizzata da un frontone con rilievi in cotto e dalla nicchia rettangolare che sovrasta l’ingresso nella quale è affrescata la Madonna che piange il figlio morto ai piedi della Croce (datato 1890).
All’interno, risulta di particolare pregio il paliotto dell’unico altare, stilisticamente databile intorno al 1710 e probabilmente costruito subito dopo la «dolorosa campagna militare che tra il 1702 e il 1706 vide invase e devastate le campagne da francesi e tedeschi» come scrive riportato nel volume «Le Chiese di Manerbio» curato da Luciano Anelli. La devozione attorno alla chiesa della Remondina crebbe col passar del tempo. Solo in epoca recente s’è perduta la tradizione che collocava ai primi di giugno la festa in cascina. Ed ora, dopo il restauro provvidenziale, il desiderio dei Manerbiesi è di viverla intensamente come nel loro passato prossimo. Una proposta che verrà valutata dopo l’insediamento del nuovo parroco, monsignor Tino Clementi, si stanza a Breno fino al 6 agosto. Sarà lui a sostituire Luciano Baronio, destinato alla curia metropolitana, il quale aveva operato perché il restauro potesse essere intrapreso e portato a termine. Com’è avvenuto. Franco Piovani


Postato da: manerbio a 14:41 | link | commenti (2)
cultura, chiesa, storia, lavori, finanziamenti, patrimonio, museo archeologico

mercoledì, 13 luglio 2005
«Caserma, i lavori non possono più attendere»

Bresciaoggi - Martedì 12 Luglio 2005

MANERBIO. Nuovo Psi e Alleanza nazionale chiedono anche misure urgenti in materia di sicurezza pubblica
«Caserma, i lavori non possono più attendere»
«La Giunta gestisce disinvoltamente i fondi pubblici e non trova gli spiccioli per i carabinieri»
 
Si moltiplicano a Manerbio le prese di posizione sul degrado in cui versa la caserma dei carabinieri e sulla decisione dell’Amministrazione civica di rinviare la manutenzione in attesa che il ministero dell’Interno saldi i presunti canone di affitto inevasi. E, in questo contesto, l’offerta del Comune di San Gervasio che si è detto pronto a dare ospitalità all’Arma sta alimentando il dibattito.
Duro il commento espresso dal Nuovo Psi in un documento sottoscritto all’unanimità dal direttivo. «La Giunta sta spendendo disinvoltamente il denaro nella comunità in discutibili opere di arredo urbano e in contenziosi legali legati agli espropri di un nuovo parco ma non trova gli spiccioli per dare ai carabinieri una struttura operativa dignitosa - osserva il responsabile di zona del Nuovo Psi Francesco Alghisi che esprime preoccupazione sul ventilato trasferimento della caserma -: si tratta ovviamente di un’ipotesi remota ma perdere la stazione dei carabinieri sarebbe una sconfitta storica per il paese e il fallimento dell’Amministrazione comunale». Il Nuovo Psi chiede maggiori investimenti nella sicurezza «a partire dalla caserma. I militari di stanza a Manerbio stanno operando con grande impegno e competenza. A loro, a dispetto della politica della Giunta guidata dal sindaco Cesare Trebeschi, va la riconoscenza di tutta la comunità».
Anche Alleanza Nazionale scende in campo per sollecitare la manutenzione della caserma. «Non possiamo non esprimere la nostra preoccupazione per l’assenza di sicurezza nella comunità di Manerbio e per l’incoerente quanto insensato comportamento della giunta comunale verso le forze dell'ordine che si devono occupare del nostro territorio - si legge in una nota del Circolo locale -. Recentemente due ragazze sono state oggetto di molestie e minacce di extracomunitari nord africani. A salvarle sono stati i clienti di un bar». An sottolinea che l’Amministrazione comunale non ha dato risposta alla lettera delle due vittime che chiedeva maggiore sicurezza.
«La Giunta - prosegue la lettera aperta di An -, non ha battuto ciglio nel mettere mano alla borsa del Comune per trasformare la stazione delle ferrovie dello Stato in un centro sociale gestito direttamente da persone di sinistra che non versano ai possibili clienti una coca cola perché, a loro dire, è prodotta dall’America dei guerrafondai. Per quel centro sociale la giunta ha speso denaro del pubblico bilancio. Cioè dei manerbiesi. Ma il sindaco afferma che per i carabinieri non ci sono soldi».
Alleanza Nazionale, «facendosi portavoce di un sentimento comune fra i cittadini di Manebio» esprime «solidarietà e stima incondizionata all’Arma e a tutte le altre forze dell’ordine che operano sul territorio». Diego Baruffi - Franco Piovani


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politica, sicurezza, amministrazione, lavori, carabinieri, bilancio, patrimonio

domenica, 03 luglio 2005
Caserma, un restauro «fai da te»

Bresciaoggi - Sabato 2 Luglio 2005

MANERBIO. Il sindaco accusa lo Stato di morosità e nega i lavori di riqualificazione. Le opposizioni: «La Giunta si vergogni»
Caserma, un restauro «fai da te»
Nelle ore libere i carabinieri effettuano la manutenzione sull’edificio degradato

Dai pattugliamenti notturni al cantiere «fai-da-te» il passo è stato davvero breve per i carabinieri della stazione di Manerbio che, sacrificando alcune ore del proprio tempo libero, hanno deciso di provvedere personalmente ai più urgenti lavori di manutenzione della caserma che versa da tempo in forte stato di degrado.
«Armati» di pennelli, pennellessa, stucco e trapano i sette militari in carico al distaccamento della Bassa hanno iniziato a turno ad effettuare piccoli ma «vitali» interventi sull’edificio militare di proprietà del Comune.
Quando sono fuori servizio ritinteggiano le stanze, rimuovono la muffa che sta aggredendo i muri esterni a causa delle perdite dei canali di gronda o sistemano gli infissi che traballano. Lesioni fisiologiche considerato che da sette anni la struttura è praticamente abbandonata a se stessa.
La decisione è maturata spontaneamente, senza cioè alcuna vena polemica nei confronti della Giunta di centro sinistra che sta rinviando anche i più banali lavori di manutenzione giustificandosi con la presunta morosità del ministero dell’Interno, che secondo le stime del sindaco Cesare Trebeschi sarebbe in arretrato con i canoni di affitto della caserma.
«L’Amministrazione civica è creditrice di 75 mila euro nei confronti dello Stato per affitti non corrisposti» ha spiegato in Consiglio comunale il primo cittadino rispondendo a un’interpellanza di Forza Italia che sollecitava un’urgente ristrutturazione sul fabbricato di via San Gervasio.
«Abbiamo accettato anche un canone di affitto più basso che da 58 mila è passato a 31mila euro all’anno ma la situazione non si è sbloccata. Quanto alla manutenzione dal 1993 il Comune ha investito 400 mila nella riqualificazione della caserma e quando avremo le risorse finanziarie necessarie procederemo all’adeguamento dell’impianto elettrico e alla sostituzione delle gronde».
Forza Italia tuttavia contesta l’entità del credito vantato dal Comune. «Il sindaco racconta una mezza verità - spiega il consigliere azzurro Giuliano Piovani -: il canone di locazione a cui la Giunta fa riferimento nel calcolo dei presunti arretrati riguarda un contratto concordato ma mai sottoscritto dal ministero dell’Interno. La pigione fissata originariamente è sempre stata regolarmente versata dai Governi presenti e passati».
Ma Giuliano Piovani va oltre: «A prescindere dal balletto delle cifre è un atteggiamento puerile e degradante nei confronti dei militari che lavorano al servizio della comunità negare una caserma caserma per attaccare politcamente il Governo di centro destra». L’esponente di minoranza illustra le condizioni fatiscenti dell’edificio. «I canali di gronda sono lesionati e le perdite di acqua piovana hanno provocato muffa e umidità in tutte le stanze - osserva Piovani -. L’impianto elettrico è da paese sottosviluppato: appena il fabbisogno di energia sale, l’obsoleta centralina fa scattare il black-out. A volte basta anche un computer acceso in più perchè i carabinieri restino al buio». Piovani cita anche i problemi della caserma della Guardia di finanza: «Anche l’immobile di via Palestro ha bisogno di manutenzione ai serramenti e alle camerate ma il sindaco ha lasciato capire che anche le fiamme gialle sono morose e di lavori non se ne parla. Ospitare le forze dell’ordine dovrebbe essere un onore ma per la giunta è invece solo una questione di denaro. E’ una vergogna» conclude Piovani che medita addiruttura di lanciare una sottoscrizione fra i cittadini per raccogliere i fondi necessari a finanziare i lavori più urgenti.
«La risposta della gente - conclude - sarebbe sicuramente più generosa di quella della Giunta la cui riconoscenza nei confronti dell’Arma è evidentemente un optional».
Nello Scarpa - Diego Baruffi


Postato da: manerbio a 09:59 | link | commenti
amministrazione, carabinieri, bilancio, patrimonio, guardia di finanza

venerdì, 01 luglio 2005
Colpi di fucile nell’ex-area Marzotto

Bresciaoggi - Venerdì 1 Luglio 2005

MANERBIO. Se identificato l’autore del gesto rischia la denuncia per maltrattamenti su animali e uso d’arma improprio
Colpi di fucile nell’ex-area Marzotto
Nel mirino dello sparatore i galli ospitati nei capannoni dismessi dello stabilimento

Rischia una denuncia per maltrattamenti ad animali e spari in luogo pubblico l’individuo che ha sparato contro la colonia di galli ospitata nei capannoni dismessi della Marzotto di Manerbio. L’episodio è avvenuto all’alba dell’altro giorno: degli spari hanno svegliato in via Verdi gli abitanti del complesso residenziale «Le Ville», già villaggio Marzotto.
Sembravano fuochi di artificio. Invece si trattava di colpi di fucile da caccia esplosi contro gli splendidi esemplari di galli americani che hanno trovato rifugio nello stabilimento chiuso da un paio d’anni. Non è chiaro se la persona che ha sparato volesse divertirsi, eliminare i canti fuori orario dei volatili o semplicemente procacciarsi un pranzo gratis.
Fatto sta che la colonia di galli e gallinelle si è assottigliata. Quasi un segno del destino per gli amanti dell’oroscopo cinese che proprio il 9 febbraio, celebra il periodo dei nati sotto il segno del gallo. La leggenda racconta che originariamente i galli erano stelle che una volta cadute sulla Terra ebbero la responsabilità di cantare ogni mattina per svegliare gli uomini. E che questo accada veramente lo si verifica a Manerbio, poiché gli abitanti delle Ville sono svegliati ogni mattina dal canto dei galletti vispi e coloratissimi nel piumaggio nell’area dell’ex lanificio.
Il quartiere insomma viene avvisato ad ogni spuntar del sole che comincia un nuovo giorno anche nel rione costruito negli anni Trenta quando il lanificio era una fabbrica che rendeva ai Marzotto di Valdagno, che ne erano i proprietari, e pure ai manerbiesi ed all’intero vicinato per il lavoro sicuro che l’azienda sapeva procurare. Tempi passati purtroppo.
Un anno fa si fece un gran parlare della riconversione dell’area con piano di fattibilità studiato da docenti universitari, progetto elaborato in tutta fretta, documenti esibiti in riunioni organizzate dal sindaco d’allora. Incombevano le votazioni per il rinnovo del consiglio comunale e nel periodico di informazione del Comune di Manerbio, la signora Dialma Cantaboni, al tempo sindaco e direttore responsabile della pubblicazione, in un lungo articolo titolato «Quale futuro per l’ex area Marzotto?» scriveva tra l’altro: «Ci siamo posti alcuni obiettivi: recuperare posti di lavoro persi con la chiusura di Marzotto ed altre realtà produttive attraverso l’offerta di servizi per la localizzazione delle imprese; integrare questi 90mila metri quadrati in modo armonico per il centro storico di Manerbio» ed esprimeva altri buoni propositi per il riutilizzo dell’area.
È passato più di un anno da allora. L’insegna luminosa «Marzotto» che per decenni aveva dominato lo stabilimento dalla sommità dell’acquedotto è stata rimossa in una gelida sera del gennaio scorso e rottamata; all’interno dei capannoni desolatamente vuoti alcune persone stanno recuperando materiale elettrico riciclabile: finito il gelo la vegetazione sta rigogliosamente invadendo l’area all’aperto ed al coperto; i nuovi posti di lavoro non si vedono nemmeno col binocolo; una quarantina di animali di bassa corte, in prevalenza galli che trastullano poche galline.
Intanto delle sorti dei fabbricati ex Marzotto si sa nulla, così come rimane misteriosa la presenza della colonia di galletti americani. Che siano le avanguardie dei cinesi interessati all’acquisto dell’area. Franco Piovani


Postato da: manerbio a 12:56 | link | commenti
storia, amministrazione, fabbriche, cantieri, patrimonio, marzotto, archeologia industriale

giovedì, 23 giugno 2005
Targhe antiche, errori moderni Il Comune scandalizza gli storici

Bresciaoggi - Giovedì 23 Giugno 2005

MANERBIO. Tornano gli storici toponimi ma l’Islo scopre alcuni anacronismi
Targhe antiche, errori moderni Il Comune scandalizza gli storici
 
«Scià bass» sta a indicare via San Martino, «Scia òlt» ricorda il passato di via XX Settembre.
Le antiche denominazioni delle strade principali di Manerbio sono ricomparse sulle nuove targhe collocate dal Comune. Secondo alcune interpretazioni «scià» è termine assorbito in diverse lingue che fanno parte del gruppo protoindoeuropeo, e sta ad indicare qualche cosa che s’innalza, che domina. E poiché la zona è la parte più alta del territorio di Manerbio sulla quale si costituirono i primi insediamenti, e nel medioevo furono costruiti il castello, la pieve e ed altri edifici pubblici, si giustifica la diffusione, nel parlare corrente, del termine «scia bass», che sta sotto, «scia òlt» che sta sopra. Sulla grafia garantisce il poeta manerbiese Memo Bortolozzi al quale è stata chiesta consulenza («non retribuita» specifica l’interessato) dagli uffici municipali. Il termine, comunque, risulta antichissimo e d’origine celtica, una cultura particolarmente cara alla Lega. Chissà se se ne sono accorti, o ne sono al corrente, nella Giunta municipale di centro sinistra.
L’iniziativa del Comune ha comunque incassato il plauso dell’Islo, l’istituto di studi locali che ha inviato una lettera aperta indirizzata al sindaco. Nello scritto però l’associazione si pone alcune domande. «Le targhe toponomastiche murate sono in marmo di Carrara. Forse che nel passato si era utilizzato tale materiale per indicare le nostre vie? A noi non risulta». E poi ancora: «Tanto lodevole ci sembra la riproposizione dei toponimi, quanto biasimevole ci appare la scelta di utilizzare modalità non tradizionali, estranee alla nostra cultura».
Altre osservazioni riguardano la sistemazione delle lapidi. «Sia lo scià Bass che lo scià Olt non principiano né terminano nei punti in cui sono state murate le targhe» scrive l’Islo evidenziando una serie di errori che determinano equivoci clamorosi in ciascuna delle due strade per quanto riguarda la numerazione civica. La conclusione: «Se i gestori della cosa pubblica ignorano la storia della propria comunità, per dirla con Troisi, non ci resta che piangere».
Ma forse i più preoccupati sono i postini che si trovano alle prese con indirizzi che non combaciano per com’è sono state sistemate le indicazioni della toponomastica nella quale dovrebbero entrare altri nomi come: «Piazòl», «Belapiana», «Breda», «Portone», «Castelet» che monsignor Paolo Guerrini ricorda nel libro «Manerbio, la Pieve e il Comune» del 1936, per i tipi dell’opera Pavoniana di Brescia, ristampato nel gennaio 1980 per iniziativa della biblioteca comunale per conto delle Edizioni del Moretto. Franco Piovani


Postato da: manerbio a 13:28 | link | commenti
cultura, storia, amministrazione, istruzione, patrimonio, dialetto bresciano, islo

lunedì, 20 giugno 2005
Lettera aperta al Sindaco della CittĂ  di Manerbio

ISLo Notizie - Quadrimestrale dell'Istituto di Studi Locali di Manerbio - giugno 2005

Sono state posate le nuove targhe stradali di Via Venti Settembre e di Via S. Martino.
Peccato che siano sbagliate e che nessuno, a distanza di un mese, se ne sia accorto.
Lettera aperta al Sindaco della Città di Manerbio

Esponiamo di seguito alcune nostre considerazioni.

A) Riproposizione dei toponimi
È senza alcun dubbio meritevole di plauso promuovere la riproposizione dei toponimi delle nostre vie.
Senza questa scelta meritevole, il rischio concreto che si corre è che nel breve volgere di tempo non rimanga traccia, nel ricordo condiviso dalla nostra comunità, di tali costumanze.
L’abbandono, spesse volte immotivato, della nostra tradizione dialettale, l’oblio delle nostre più profonde radici, la mescolanza tra manerbiesi di vecchia tradizione e nuovi cittadini provenienti da altre realtà, sono tutte concause che determinano il serio rischio di una grave perdita: le nostre tradizioni e le nostre radici.
Pertanto ben vengano queste riscoperte.
Sarebbe opportuno estendere tale iniziativa, oltre che allo Scià Bass ed allo Scià Olt, al resto del nostro centro storico (per esempio Moie, Breda, ecc.).

B) L’uso dei materiali
Le targhe toponomastiche murate sono in marmo di Carrara.
Forse che nel passato si era utilizzato tale marmo per le nostre vie?
A noi non risulta.
Si utilizzavano altri materiali.
I più frequenti erano una targa in marmo di Botticino oppure una targa con l’intonaco in rilievo e scritta dipinta.
La scelta è motivata dal fatto che le precedenti costumanze erano tipiche di un paese e che ora, essendo diventati abitanti di una città, si preferisce il più nobile e pregiato Carrara?
Tanto lodevole ci sembra la riproposizione dei toponimi, quanto biasimevole ci appare la scelta di utilizzare modalità non tradizionali, estranee alla nostra storia.

C) L’esattezza delle denominazioni
Esprimiamo in questo paragrafo tutta la nostra amarezza per l’autentico scempio compiuto dai nostri “diligenti amministratori”.
Sia lo Scià Bass che lo Scià Olt non principiano né terminano nei punti in cui si sono poste le targhe.
Ma procediamo con ordine, incominciando dallo Scià Olt.
La targhe testé posata al presunto inizio di Via Venti Settembre è un clamoroso errore.
Infatti la targa è stata murata su una parete che prospetta su Piazza Italia.
La dimostrazione più evidente è data dal numero civico, il 26, che si legge immediatamente a destra della targa.
Come può iniziare una via se non con un numero civico che sia 1 o 2?
Si tratta palesemente di un marchiano errore.
Via Venti Settembre principia sul lato ortogonale a quello su cui si è posata la targa.
Tanto è vero che il numero civico che si trova su quel fronte è il 2 (come volevasi dimostrare).
Come si suol dire: chi bene inizia è a metà dell’opera.
Via Venti settembre termina con il numero civico 90.
Fin qui nulla da eccepire.
Peccato che la targa apposta riporti sotto la corretta dicitura di Via Venti Settembre il toponimo di Scià Olt.
In realtà, come ben sanno i manerbiesi, anche se non “diligenti amministratori”, lo Scià Olt non termina in quel punto, bensì ben prima.
Se seguiamo le indicazioni del catasto napoleonico termina con il numero civico 60 dell’attuale via Venti Settembre.
Se invece optiamo per il catasto austriaco esso termina con il numero civico 68.
Perché tutto ciò?
Per un motivo molto semplice: ci si è dimenticati del Piazzolo.
Infatti la parte occidentale, avente una forma di fatto semicircolare, dei due Scià è comunemente, da tempo immemorabile, denominato Piazzolo.
Per verificare la bontà di quanto andiamo ad affermare basterebbe consultare le copie dei vecchi catasti depositate (colmo dell’ironia) presso l’Ufficio Tecnico della Città di Manerbio.
Per ulteriori e più approfonditi riscontri rinviamo alla lettura dell’Inventario Sommario del catasto napoleonico e della Rubrica del catasto austriaco.
L’errore, a dir poco clamoroso, è stato determinato dalla superficialità di aver identificato, tout court, via Venti Settembre con lo Scià Olt, cosa vera in parte.
Se non ci si accusa di voler sparare sulla Croce Rossa, ci permettiamo un aggiunta e una specificazione.
La parte di via Venti Settembre che parte dal civico numero 2 alla tabaccheria di Noci era denominata Contrada del Castello e solo dal numero civico 22 fino al Piazzolo era lo Scià Olt.
Proseguiamo ora con Via S. Martino.
Anche la targa indicante Via S. Martino riporta la dicitura di Scià Bass.
Pure in questo caso sono evidenti gli stessi errori lamentati con lo Scià Olt.
Infatti, se è vero che Via S. Martino inizia con il civico numero 1 e termina con il civico numero 61, lo Scià Bass non seguiva la stessa sorte.
Il tronco iniziale di Via S. Martino fino all’attuale Via Volta e Vicolo Venezia era denominato Contrada del Guato nel catasto napoleonico e Contrada di S. Cristoforo nel catasto austriaco.
In entrambi i catasti lo Scià Bass inizia dagli incroci di Via S. Martino con Via Volta e Vicolo Venezia fino al Piazzolo.
Anche in questo caso l’errore (errare humanum est, perseverare autem diabolicum) è stato determinato dalla faciloneria con la quale si è identificata Via S. Martino con lo Scià Bass (fatto questo vero in parte).
Sarebbe stato sufficiente posizionare le targhe in modo corretto ovvero con l’indicazione di Via Venti Settembre, con sottostante la dicitura di Scià Olt, sulla facciata del civico numero 22 e su quella del civico numero 68 (o 60) e con l’indicazione di Via S. Martino, con sottostante la dicitura di Scià Bass accanto al numero civico 25/d ed su quella del civico numero 59/d.

D) Conclusioni
Sono amare le conclusioni che dobbiamo trarre da questa vicenda.
Se i reggitori della cosa pubblica ignorano la storia della propria comunità, per dirla con Troisi, non ci resta che piangere.

Post-scriptum
Questa lettera aperta inviata al Sindaco della Città di Manerbio è stata redatta e discussa dal Comitato Direttivo dell’I.S.Lo in data 16 maggio 2005, successivamente alla posa delle targhe avvenuta il 13 maggio.
Si era deciso di soprassedere all’invio ed alla pubblicazione, in quanto si confidava in un pronto intervento di rettifica.
Abbiamo atteso un mese e ci siamo purtroppo sincerati che nessun intervento correttivo si era nel frattempo approntato.
Allora è proprio vero!!!
Per l’ennesima volta mala tempora currunt.


Postato da: manerbio a 08:15 | link | commenti
cultura, storia, amministrazione, istruzione, patrimonio, dialetto bresciano

lunedì, 30 maggio 2005
Acqua e farina: la magia del «Ciclo del pane»

Giornale di Brescia - giovedi 9 settembre 2004

Domani a Manerbio una giornata dedicata alla valorizzazione ed alla riscoperta del patrimonio rurale con la mostra mercato di prodotti da forno e agroalimentari
Acqua e farina: la magia del «Ciclo del pane»

MANERBIO «Acqua e farina», questo il titolo della rassegna della produzione artigianale organizzata nella giornata di domani a Manerbio, manifestazione che coronerà e completerà le altre numerose manifestazioni volute dagli organizzatori per festeggiare l’arrivo della delegazione europea nella Bassa bresciana. Di fatto si tratta di una mostra mercato di prodotti da forno e agroalimentari con la presenza, per questa prima edizione, di una decina di espositori. L’obiettivo è sottolineare l’importanza che ha avuto dentro alla civiltà contadina di ieri, ed ha conservato intatta nella civiltà d’oggi, il «Ciclo del pane». A Manerbio si celebra il pane quindi, in una giornata dedicata alla valorizzazione ed alla riscoperta del patrimonio rurale, come dire che il mondo contadino fu sempre, per sua natura, tradizionalista e strettamente legato a quelle regole fondamentali dettate dall’essenzialità propria di chi ha un contatto profondo con la terra, con la zolla e con il duro lavoro condotto a forza di braccia. Come poteva, del resto, non avere una salda fede nella tradizione e nella provvidenza un contadino consapevole del fatto che tutta la sua fatica dipendeva dal capriccioso comportamento delle «terribili forze della natura»? Nel tempo andato era facile incontrare l’uomo inginocchiato tra le zolle mentre cantava nenie lamentose per sanare la «Madre Terra» stregata. Molto molto tempo fa, chi in primavera si fosse soffermato ad osservare un contadino quando rompeva la terra, lo avrebbe sorpreso tirar fuori dalla casacca una rituale focaccia, cotta usando tutte le farine che la campagna bresciana sapeva produrre, e deporla sulla terra fumante perché rivoltata di fresco. Avrebbe poi recitato alcuni versi vecchi di migliaia di anni che dicevano: «Campi, o sacri campi concimati, fate uscire il cibo per gli uomini, siate benedetti di splendidi germogli, e il Dio che comanda la terra ci garantisca il dono dei suoi frutti…». Solo dopo, il fiducioso ma preoccupato uomo, avrebbe affondato la vanga per piantarvi il seme. Arrivava quindi il tempo delle messi, del raccolto: il meritato premio per la fatica consumata e la fiducia avuta nei confronti della nera terra. Poi ecco all’opera la grande «macchina»: il mulino. Partivano presto i carri dalle alte ruote. Faceva ancora buio. Per la strada bianca, tra le stoppie bagnate dalle brine, i sacchi pieni parevano nebbia nella nebbia. Nella cultura contadina, se il primo pensiero mattutino di ogni creatura andava al suo Creatore, il secondo era per la grande ruota costretta in gora. E ringraziava il buon Dio l’uomo per aver inventato il mulino. Nella Bassa erano numerosi. In alcuni paesi giravano due, anche tre ruote. Le mole dalla diversa foggia, il temperatoio, e il pezzo fondamentale: la nottola, trasformavano i semi in soffice farina bianca. Poco dopo, ancora faceva buio, i paesi si riempivano del soave profumo del pane cotto che dal camino della panetteria usciva generoso. Sentendo quell’aroma persino il sole s’affacciava all’orizzonte più volentieri. Manerbio, quindi, trasforma il pane in «cultura del territorio», ne riscopre la storia, e ammette che, anche oggi, il potente uomo tecnologico, affida la sua esistenza all’acqua mista a farina... g. m. a.


Postato da: manerbio a 18:51 | link | commenti
europa, mostre, terra, patrimonio, rurale

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