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martedì, 02 agosto 2005
Tutti pazzi per i gioppini di Nando

Bresciaoggi - Martedì 2 Agosto 2005

MANERBIO. Gli eredi del burattinaio tentati dalle offerte dei collezionisti
Tutti pazzi per i gioppini di Nando
 
Ben allineati, hanno fatto bella mostra di sè in via XX Settembre in occasione del recente «Mercatino di primavera» di Manerbio: sono i burattini che l’indimenticato Nando Rampini, diede vita e voce per la gioia di piccoli e grandi.
L’ultimo burattinaio della Bassa fu insignito tre anni fa con uno dei riconoscimenti del Premio Bulloni: una medaglia per ricordare la sua generosa disponibilità verso la gente fra la quale andava a portare serenità e buon umore con il suo teatro in cambio di un sorriso, qualche spicciolo o in tempi austerità di prodotti alimentari. Uno scrigno della tradizione popolare animato da protagonisti che scolpiva con le sue mani. Anche le storie che metteva in scena erano frutto della fantasia e dell’improvvisazione. Rampini è morto qualche anno fa ed il Comune gli ha dedicato il parco realizzato di fronte al Polivalente dimostrando sensibilità verso un’ espressione autenticamente popolare e di cultura locale. Era un teatro povero, ma efficace per com’erano raccontate le favole tanto care ai bimbi nelle quali si intrecciavano fantasia e realtà (poca). Per i suoi spettacoli il Nando s’era costruito un impianto che definiva «baracca» e caricava sull’Ape Piaggio munito di gracchiante impianto di diffusione, con scenografie che realizzava dipingendo interni ai abitazioni, scorci di strade e panorami incurante dei canoni di prospettiva ed artistici. In quelle scenografie si muovevano, anzi, Nando faceva muovere i suoi burattini fra i quali dominava la figura dell’orobico Gioppino che aveva egli stesso scolpito in diverse versioni con pezzi di legno raccattati in campagna.
In totale una quarantina di pezzi giunti in eredità ad un nipote che li custodisce con cura declinando le numerose offerte di acquisto. «La valutazione dei burattini è molto alta ma non è una questione di soldi bensì di ricordi - spiega -. Vorrei che i burattini restassero a Manerbio: per questo li ho offerti al Comune dal quale attendo una risposta». A fare una corte serrata all’eredità artistica di Nando ci sono i promotori del museo delle marionette che sta per essere allestito a Bergamo ma l’Amministrazione civica, magari con il sostegno di qualche sponsor privato, potrebbe battere sul tempo la Fondazione orobica. f.pio.


Postato da: manerbio a 17:40 | link | commenti
arte, storia, mostre, amministrazione

lunedì, 25 luglio 2005
Santa Croce riapre ai fedeli

Bresciaoggi - Domenica 24 Luglio 2005

MANERBIO. Terminato il restauro
Santa Croce riapre ai fedeli

Incastonata in un’ala del fabbricato rurale «cascina Remondina», ha riaquistato il suo antico splendore la chiesa della Santa Croce, recentemente restaurata grazie ai fondi per la tutela del patrimonio d’arte e cultura del territorio della Regione Lombardia. Il tempio, fino agli Cinquanta, vedeva lo svolgersi di una festa annuale ai primi di giugno. La cascina si trova al confine tra Manerbio e Verolanuova, vicina alla ferrovia, ed è raggiungibile sul vecchio tracciato che univa i due paesi. Per poter visitare la chiesetta bisogna chiedere la chiavi all’abitazione vicina.
Cascina Remondina è nota per il ritrovamento, nel 1927, delle «falere», borchie d’argento sbalzato conservate nel museo di Santa Giulia a Brescia: probabili decorazioni di bardature equestri del II sec a.c., probabilmente appartenute ad un personaggio d’alto rango, come annota nel’Enciclopedia Bresciana, monsignor Antonio Fappani. Sempre alla voce «Remondina» si legge che nel 1988 il Gruppo storico archeologico di Manerbio ha rinvenuto nelle vicinanze della cascina le tracce di un villaggio dell’antica età del Bronzo. Insomma, un luogo ricco di storia che suscita ancora oggi notevoli interessi archeologici. La cascina Remondina, oggi ridotta a poche unità abitative, fino a metà del secolo scorso era popolata in numero abbastanza considerevole, tanto da giustificare la messa festiva celebrata ogni domenica o festa di precetto nelle piccola chiesa della quale si trova traccia in documenti del 1569. La struttura della costruzione è semplicissima, a pianta rettangolare, come risultò dopo interventi ascrivibili al 1730-40 con i quali furono conclusi i lavori della facciata caratterizzata da un frontone con rilievi in cotto e dalla nicchia rettangolare che sovrasta l’ingresso nella quale è affrescata la Madonna che piange il figlio morto ai piedi della Croce (datato 1890).
All’interno, risulta di particolare pregio il paliotto dell’unico altare, stilisticamente databile intorno al 1710 e probabilmente costruito subito dopo la «dolorosa campagna militare che tra il 1702 e il 1706 vide invase e devastate le campagne da francesi e tedeschi» come scrive riportato nel volume «Le Chiese di Manerbio» curato da Luciano Anelli. La devozione attorno alla chiesa della Remondina crebbe col passar del tempo. Solo in epoca recente s’è perduta la tradizione che collocava ai primi di giugno la festa in cascina. Ed ora, dopo il restauro provvidenziale, il desiderio dei Manerbiesi è di viverla intensamente come nel loro passato prossimo. Una proposta che verrà valutata dopo l’insediamento del nuovo parroco, monsignor Tino Clementi, si stanza a Breno fino al 6 agosto. Sarà lui a sostituire Luciano Baronio, destinato alla curia metropolitana, il quale aveva operato perché il restauro potesse essere intrapreso e portato a termine. Com’è avvenuto. Franco Piovani


Postato da: manerbio a 14:41 | link | commenti (2)
cultura, chiesa, storia, lavori, finanziamenti, patrimonio, museo archeologico

Museo archeologico, l’altro modo di affrontare lo studio del passato

Bresciaoggi - Sabato 23 Luglio 2005

MANERBIO. Più di mille studenti hanno visitato la struttura
Museo archeologico, l’altro modo di affrontare lo studio del passato
 
Chi è rimasto ancorato all’idea di museo come deposito o edificio per esposizioni è tempo che si aggiorni, oppure faccia un salto al Museo archeologico di Manerbio che funziona come «un’aula speciale dove ci si può recare in diversi momenti e dove l’offerta di approfondimento e di sperimentazione è varia e qualificata».
Lo hanno inteso così 54 classi nel corso dell’anno scolastico: hanno varcato la soglia del Museo 1187 alunni, di cui il 74% delle scuole elementari, l’11% delle scuole medie, il 15% delle superiori. Vengono dalla Bassa, da Montichiari a San Paolo, da Barbariga a Pavone, a conferma che il museo è nella realtà il Museo del territorio. Più di 2000 le attività svolte con i ragazzi che hanno impegnato cinque operatori del Museo esterni al Comune e un dipendente ormai in pianta stabile da alcuni anni. Le attività più gettonate sono state la visita guidata, il laboratorio di scavo, l’uso delle schede didattiche, i laboratori di disegno archeologico, ed infine i laboratori di fusione dei metalli e conio delle monete; il materiale in dotazione era composto da 25 schede didattiche per le scuole elementari e due schede per le scuole medie superiori; 20 cd realizzati dalle scuole locali o dal museo; e un questionario di gradimento permette di monitorare la situazione a livello di organizzazione e conoscenza, di spazi ed efficacia didattica.
Le attività svolte con le scuole sono state fornite a livello gratuito. Gli operatori che si sono susseguiti nel gestire varie classi sono stati in primis Pietro Battagliola, seguito dall’archeologa Francesca Pagliuso, e ancora da volontari Regina Cosio, Mariarosa Ambrosio, Carlisa Baisotti, Mariangela Franzelli ed Ermanno Boninsegna. Si sono tenuti anche dei laboratori provinciali, che hanno potuto contare sulla professionalità e la disponibilità di Raffaele Vaccaro ed Eleonora Lorandi, progettisti e realizzatori di alcuni laboratori. Lusinghiera dunque la relazione finale dell’architetto Graziella Freddi, coordinatrice dell’attività che, incoraggiata a suo tempo dal compianto assessore alla Cultura Renzo Manfredini, ha proseguito la sua attività anche con il nuovo assessore Alberto Cherubini. Collaborano inoltre all’attività del Museo il conservatore Brunella Portulano, e il presidente della Commissione di gestione del Museo civico, Maurizio Cavaciocchi.
Il Comune, in collaborazione con la Sovrintendenza archeologica, con il liceo scientifico Pascal e con il Gruppo archeologico di Manerbio ha inoltre promosso la realizzazione di un cd che sarà prossimamente disponibile.Milena Moneta 


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cultura, storia, studenti, museo civico, museo archeologico

giovedì, 07 luglio 2005
Le Cattedrali di Brescia si raccontano

Giornale di Brescia - Giovedì 7 luglio 2005

Le Cattedrali di Brescia si raccontano
Mostra della fondazione Civiltà bresciana

Si avvia verso la conclusione, ma solo prima della pausa estiva, la stagione culturale della Fondazione Civiltà Bresciana, che si è rivelata anche quest'anno intensa e caratterizzata da momenti di grande interesse per il pubblico. Giunto all'epilogo il ciclo degli «Incontri con l'autore», in cui sono stati presentati volumi su temi come la storia dell'agricoltura o il carteggio originale conservato nel Monastero dei Ss. Cosma e Damiano, la Fondazione ha da poco promosso l’allestimento della mostra «Le Cattedrali di Brescia» in Duomo Vecchio. Cornice nella quale la rassegna, di natura itinerante, è approdata dopo esser stata inaugurata lo scorso aprile nella sede dell'Istituto «Gambara», con la collaborazione del Centro servizi amministrativi, del Comitato «IV Centenario Cattedrale di Brescia» e della Parrocchia della Cattedrale. In esposizione una trentina di pannelli, con testi e immagini, ripercorrenti gli elementi fondamentali dei due edifici di culto, il Duomo Vecchio e il Duomo Nuovo, con approfondimenti sui personaggi, sulle origini e sul contesto storico, su dettagli artistici e architettonici. Il materiale è corredato di schede che illustrano aspetti ed eventi quali le Sante Croci, i monumenti funebri della Rotonda, il battistero di S. Giovanni, le figure di Berardo Maggi e del Cardinal Querini, le decorazioni e gli affreschi eseguiti dal Moretto e dal Romanino, i bombardamenti della seconda guerra mondiale e le conseguenti opere di ristrutturazione. L'iniziativa è stata organizzata in occasione dell'anniversario della posa della prima pietra del Duomo Nuovo, per favorire la conoscenza delle Cattedrali bresciane. Nel periodo estivo la mostra sarà ospitata anche in alcune banche del gruppo di Credito cooperativo. Poi, in autunno, a riconferma della finalità di tipo didattico, verrà riportata nelle scuole e andrà negli istituti cittadini «Chizzolini» e «S. Maria degli Angeli»; al liceo «Foppa» e al «Luzzago». Infine farà tappa in provincia, nei licei «Fermi» di Salò e «Pascal» di Manerbio; all'Istituto alberghiero di Idro; all'Itc «Golgi» di Breno e all'Itc «Antonietti» di Iseo. Ancora un appuntamento attende però in questi giorni gli studiosi e gli appassionati in genere di cultura locale: sabato, alle 16, a Tavernola Bergamasca (aula magna della Scuola elementare, in via Roma 47), «Civiltà Bresciana» propone il convegno «Don Stefano Fenaroli: sacerdote, amministratore opere pie, storico dell'arte, artista», dedicato al prete tavernolese che, nel XIX secolo, con la pubblicazione del suo «Dizionario degli artisti bresciani», portò alla luce importanti documenti sui pittori bresciani. a. lo. r.


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cultura, storia, istruzione, studenti

venerdì, 01 luglio 2005
Colpi di fucile nell’ex-area Marzotto

Bresciaoggi - Venerdì 1 Luglio 2005

MANERBIO. Se identificato l’autore del gesto rischia la denuncia per maltrattamenti su animali e uso d’arma improprio
Colpi di fucile nell’ex-area Marzotto
Nel mirino dello sparatore i galli ospitati nei capannoni dismessi dello stabilimento

Rischia una denuncia per maltrattamenti ad animali e spari in luogo pubblico l’individuo che ha sparato contro la colonia di galli ospitata nei capannoni dismessi della Marzotto di Manerbio. L’episodio è avvenuto all’alba dell’altro giorno: degli spari hanno svegliato in via Verdi gli abitanti del complesso residenziale «Le Ville», già villaggio Marzotto.
Sembravano fuochi di artificio. Invece si trattava di colpi di fucile da caccia esplosi contro gli splendidi esemplari di galli americani che hanno trovato rifugio nello stabilimento chiuso da un paio d’anni. Non è chiaro se la persona che ha sparato volesse divertirsi, eliminare i canti fuori orario dei volatili o semplicemente procacciarsi un pranzo gratis.
Fatto sta che la colonia di galli e gallinelle si è assottigliata. Quasi un segno del destino per gli amanti dell’oroscopo cinese che proprio il 9 febbraio, celebra il periodo dei nati sotto il segno del gallo. La leggenda racconta che originariamente i galli erano stelle che una volta cadute sulla Terra ebbero la responsabilità di cantare ogni mattina per svegliare gli uomini. E che questo accada veramente lo si verifica a Manerbio, poiché gli abitanti delle Ville sono svegliati ogni mattina dal canto dei galletti vispi e coloratissimi nel piumaggio nell’area dell’ex lanificio.
Il quartiere insomma viene avvisato ad ogni spuntar del sole che comincia un nuovo giorno anche nel rione costruito negli anni Trenta quando il lanificio era una fabbrica che rendeva ai Marzotto di Valdagno, che ne erano i proprietari, e pure ai manerbiesi ed all’intero vicinato per il lavoro sicuro che l’azienda sapeva procurare. Tempi passati purtroppo.
Un anno fa si fece un gran parlare della riconversione dell’area con piano di fattibilità studiato da docenti universitari, progetto elaborato in tutta fretta, documenti esibiti in riunioni organizzate dal sindaco d’allora. Incombevano le votazioni per il rinnovo del consiglio comunale e nel periodico di informazione del Comune di Manerbio, la signora Dialma Cantaboni, al tempo sindaco e direttore responsabile della pubblicazione, in un lungo articolo titolato «Quale futuro per l’ex area Marzotto?» scriveva tra l’altro: «Ci siamo posti alcuni obiettivi: recuperare posti di lavoro persi con la chiusura di Marzotto ed altre realtà produttive attraverso l’offerta di servizi per la localizzazione delle imprese; integrare questi 90mila metri quadrati in modo armonico per il centro storico di Manerbio» ed esprimeva altri buoni propositi per il riutilizzo dell’area.
È passato più di un anno da allora. L’insegna luminosa «Marzotto» che per decenni aveva dominato lo stabilimento dalla sommità dell’acquedotto è stata rimossa in una gelida sera del gennaio scorso e rottamata; all’interno dei capannoni desolatamente vuoti alcune persone stanno recuperando materiale elettrico riciclabile: finito il gelo la vegetazione sta rigogliosamente invadendo l’area all’aperto ed al coperto; i nuovi posti di lavoro non si vedono nemmeno col binocolo; una quarantina di animali di bassa corte, in prevalenza galli che trastullano poche galline.
Intanto delle sorti dei fabbricati ex Marzotto si sa nulla, così come rimane misteriosa la presenza della colonia di galletti americani. Che siano le avanguardie dei cinesi interessati all’acquisto dell’area. Franco Piovani


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storia, amministrazione, fabbriche, cantieri, patrimonio, marzotto, archeologia industriale

lunedì, 27 giugno 2005
Da lunedì Manerbio sperimenta la formazione telematica a distanza

Giornale di Brescia - Sabato 25 Giugno 2005

Da lunedì Manerbio sperimenta la formazione telematica a distanza
Progetto pilota con le nuove tecnologie

MANERBIO - Il Comune di Manerbio investe sulle nuove tecnologie e diventa capofila tra i Comuni bresciani nell’«educational learning», la formazione telematica a distanza. Il progetto è stato messo a punto dall’ufficio del Ced, Centro elaborazione dati di piazza Cesare Battisti, sede del municipio, con il coordinamento dell’assessore Cristoforo Riva e del direttore dei servizi amministrativi, Gabriele Busti. Per ora sono tre i Comuni della Lombardia che hanno aderito a questo progetto pilota e tra di essi quello della cittadina bresciana. Destinatari del progetto sono principalmente gli studenti e i dipendenti, sia di pubblici uffici sia di imprese private, ma, ovviamente, il servizio è aperto a tutti coloro che vogliano avvicinarsi a questa nuova esperienza. Grazie al nuovo servizio, che sarà attivo a partire da lunedì 27, il Comune offrirà dunque agli iscritti la possibilità di formarsi a distanza, compiendo dei veri e propri corsi on line. Uno studente, ad esempio, che intenda risolvere problemi di trigonometria, potrà farlo seduto davanti al proprio computer: sarà seguito da docenti che, a distanza, forniranno le spiegazioni e le indicazioni per la soluzione degli esercizi. Ma non solo: egli potrà anche ripassare un intero argomento oppure prepararsi ad un esame come se avesse al proprio fianco chi lo aiuta nello studio. Oppure, prendiamo il caso di un pubblico dipendente: dal suo tavolo di lavoro potrà compiere un percorso di aggiornamento previsto dalla legislazione, come corsi propedeutici alla certificazione qualità e controllo gestione, legge 626 sulla sicurezza, primo soccorso, o servizio di trattamento dei dati della privacy. O ancora un gruppo di lavoratori potrà frequentare dei veri e propri corsi con il solo mouse, grazie alla consulenza di un’équipe di docenti a loro disposizione. Al termine della frequenza dei corsi verrà anche rilasciato un attestato di partecipazione. Non è escluso, poi, che in futuro il servizio venga esteso anche a scuole o ad aziende che intendano far svolgere corsi ai propri dipendenti. Il servizio è gratuito e il Comune si fa garante della gestione; per accedervi è necessario collegarsi al portale del comune (www.comune.manerbio.bs.it), ottenere il codice di autenticazione e la password di accesso che consentirà poi all’utente di eseguire la propria formazione a distanza. Il costo complessivo dell’operazione è di 4.800 euro, di cui 2.400 euro a carico dell’Amministrazione manerbiese e il restante 50 per cento attraverso un contributo messo a disposizione dalla Regione. «È un servizio che offriamo a tutta la popolazione - commenta il sindaco Cesare Trebeschi - in sede di presentazione; è un modo per avvicinare la gente alle nuove tecnologie che stanno prendendo sempre più piede nella nostra società e possono svolgere un valido supporto anche nell’istruzione». Il dottor Busti, che insieme all’assessore ha curato i dettagli dell’operazione, auspica, invece, che «in un futuro non lontano si possa arrivare alla informatizzazione di sempre più servizi, così che il singolo cittadino, possa, con un solo clic, ottenere i documenti di cui abbisogna». Umberto Scotuzzi


Postato da: manerbio a 00:43 | link | commenti
cultura, tecnologia, storia, amministrazione, studenti, societĂ , mezzi comunicazione, formazione telematica

giovedì, 23 giugno 2005
Targhe antiche, errori moderni Il Comune scandalizza gli storici

Bresciaoggi - Giovedì 23 Giugno 2005

MANERBIO. Tornano gli storici toponimi ma l’Islo scopre alcuni anacronismi
Targhe antiche, errori moderni Il Comune scandalizza gli storici
 
«Scià bass» sta a indicare via San Martino, «Scia òlt» ricorda il passato di via XX Settembre.
Le antiche denominazioni delle strade principali di Manerbio sono ricomparse sulle nuove targhe collocate dal Comune. Secondo alcune interpretazioni «scià» è termine assorbito in diverse lingue che fanno parte del gruppo protoindoeuropeo, e sta ad indicare qualche cosa che s’innalza, che domina. E poiché la zona è la parte più alta del territorio di Manerbio sulla quale si costituirono i primi insediamenti, e nel medioevo furono costruiti il castello, la pieve e ed altri edifici pubblici, si giustifica la diffusione, nel parlare corrente, del termine «scia bass», che sta sotto, «scia òlt» che sta sopra. Sulla grafia garantisce il poeta manerbiese Memo Bortolozzi al quale è stata chiesta consulenza («non retribuita» specifica l’interessato) dagli uffici municipali. Il termine, comunque, risulta antichissimo e d’origine celtica, una cultura particolarmente cara alla Lega. Chissà se se ne sono accorti, o ne sono al corrente, nella Giunta municipale di centro sinistra.
L’iniziativa del Comune ha comunque incassato il plauso dell’Islo, l’istituto di studi locali che ha inviato una lettera aperta indirizzata al sindaco. Nello scritto però l’associazione si pone alcune domande. «Le targhe toponomastiche murate sono in marmo di Carrara. Forse che nel passato si era utilizzato tale materiale per indicare le nostre vie? A noi non risulta». E poi ancora: «Tanto lodevole ci sembra la riproposizione dei toponimi, quanto biasimevole ci appare la scelta di utilizzare modalità non tradizionali, estranee alla nostra cultura».
Altre osservazioni riguardano la sistemazione delle lapidi. «Sia lo scià Bass che lo scià Olt non principiano né terminano nei punti in cui sono state murate le targhe» scrive l’Islo evidenziando una serie di errori che determinano equivoci clamorosi in ciascuna delle due strade per quanto riguarda la numerazione civica. La conclusione: «Se i gestori della cosa pubblica ignorano la storia della propria comunità, per dirla con Troisi, non ci resta che piangere».
Ma forse i più preoccupati sono i postini che si trovano alle prese con indirizzi che non combaciano per com’è sono state sistemate le indicazioni della toponomastica nella quale dovrebbero entrare altri nomi come: «Piazòl», «Belapiana», «Breda», «Portone», «Castelet» che monsignor Paolo Guerrini ricorda nel libro «Manerbio, la Pieve e il Comune» del 1936, per i tipi dell’opera Pavoniana di Brescia, ristampato nel gennaio 1980 per iniziativa della biblioteca comunale per conto delle Edizioni del Moretto. Franco Piovani


Postato da: manerbio a 13:28 | link | commenti
cultura, storia, amministrazione, istruzione, patrimonio, dialetto bresciano, islo

lunedì, 20 giugno 2005
Lettera aperta al Sindaco della CittĂ  di Manerbio

ISLo Notizie - Quadrimestrale dell'Istituto di Studi Locali di Manerbio - giugno 2005

Sono state posate le nuove targhe stradali di Via Venti Settembre e di Via S. Martino.
Peccato che siano sbagliate e che nessuno, a distanza di un mese, se ne sia accorto.
Lettera aperta al Sindaco della Città di Manerbio

Esponiamo di seguito alcune nostre considerazioni.

A) Riproposizione dei toponimi
È senza alcun dubbio meritevole di plauso promuovere la riproposizione dei toponimi delle nostre vie.
Senza questa scelta meritevole, il rischio concreto che si corre è che nel breve volgere di tempo non rimanga traccia, nel ricordo condiviso dalla nostra comunità, di tali costumanze.
L’abbandono, spesse volte immotivato, della nostra tradizione dialettale, l’oblio delle nostre più profonde radici, la mescolanza tra manerbiesi di vecchia tradizione e nuovi cittadini provenienti da altre realtà, sono tutte concause che determinano il serio rischio di una grave perdita: le nostre tradizioni e le nostre radici.
Pertanto ben vengano queste riscoperte.
Sarebbe opportuno estendere tale iniziativa, oltre che allo Scià Bass ed allo Scià Olt, al resto del nostro centro storico (per esempio Moie, Breda, ecc.).

B) L’uso dei materiali
Le targhe toponomastiche murate sono in marmo di Carrara.
Forse che nel passato si era utilizzato tale marmo per le nostre vie?
A noi non risulta.
Si utilizzavano altri materiali.
I più frequenti erano una targa in marmo di Botticino oppure una targa con l’intonaco in rilievo e scritta dipinta.
La scelta è motivata dal fatto che le precedenti costumanze erano tipiche di un paese e che ora, essendo diventati abitanti di una città, si preferisce il più nobile e pregiato Carrara?
Tanto lodevole ci sembra la riproposizione dei toponimi, quanto biasimevole ci appare la scelta di utilizzare modalità non tradizionali, estranee alla nostra storia.

C) L’esattezza delle denominazioni
Esprimiamo in questo paragrafo tutta la nostra amarezza per l’autentico scempio compiuto dai nostri “diligenti amministratori”.
Sia lo Scià Bass che lo Scià Olt non principiano né terminano nei punti in cui si sono poste le targhe.
Ma procediamo con ordine, incominciando dallo Scià Olt.
La targhe testé posata al presunto inizio di Via Venti Settembre è un clamoroso errore.
Infatti la targa è stata murata su una parete che prospetta su Piazza Italia.
La dimostrazione più evidente è data dal numero civico, il 26, che si legge immediatamente a destra della targa.
Come può iniziare una via se non con un numero civico che sia 1 o 2?
Si tratta palesemente di un marchiano errore.
Via Venti Settembre principia sul lato ortogonale a quello su cui si è posata la targa.
Tanto è vero che il numero civico che si trova su quel fronte è il 2 (come volevasi dimostrare).
Come si suol dire: chi bene inizia è a metà dell’opera.
Via Venti settembre termina con il numero civico 90.
Fin qui nulla da eccepire.
Peccato che la targa apposta riporti sotto la corretta dicitura di Via Venti Settembre il toponimo di Scià Olt.
In realtà, come ben sanno i manerbiesi, anche se non “diligenti amministratori”, lo Scià Olt non termina in quel punto, bensì ben prima.
Se seguiamo le indicazioni del catasto napoleonico termina con il numero civico 60 dell’attuale via Venti Settembre.
Se invece optiamo per il catasto austriaco esso termina con il numero civico 68.
Perché tutto ciò?
Per un motivo molto semplice: ci si è dimenticati del Piazzolo.
Infatti la parte occidentale, avente una forma di fatto semicircolare, dei due Scià è comunemente, da tempo immemorabile, denominato Piazzolo.
Per verificare la bontà di quanto andiamo ad affermare basterebbe consultare le copie dei vecchi catasti depositate (colmo dell’ironia) presso l’Ufficio Tecnico della Città di Manerbio.
Per ulteriori e più approfonditi riscontri rinviamo alla lettura dell’Inventario Sommario del catasto napoleonico e della Rubrica del catasto austriaco.
L’errore, a dir poco clamoroso, è stato determinato dalla superficialità di aver identificato, tout court, via Venti Settembre con lo Scià Olt, cosa vera in parte.
Se non ci si accusa di voler sparare sulla Croce Rossa, ci permettiamo un aggiunta e una specificazione.
La parte di via Venti Settembre che parte dal civico numero 2 alla tabaccheria di Noci era denominata Contrada del Castello e solo dal numero civico 22 fino al Piazzolo era lo Scià Olt.
Proseguiamo ora con Via S. Martino.
Anche la targa indicante Via S. Martino riporta la dicitura di Scià Bass.
Pure in questo caso sono evidenti gli stessi errori lamentati con lo Scià Olt.
Infatti, se è vero che Via S. Martino inizia con il civico numero 1 e termina con il civico numero 61, lo Scià Bass non seguiva la stessa sorte.
Il tronco iniziale di Via S. Martino fino all’attuale Via Volta e Vicolo Venezia era denominato Contrada del Guato nel catasto napoleonico e Contrada di S. Cristoforo nel catasto austriaco.
In entrambi i catasti lo Scià Bass inizia dagli incroci di Via S. Martino con Via Volta e Vicolo Venezia fino al Piazzolo.
Anche in questo caso l’errore (errare humanum est, perseverare autem diabolicum) è stato determinato dalla faciloneria con la quale si è identificata Via S. Martino con lo Scià Bass (fatto questo vero in parte).
Sarebbe stato sufficiente posizionare le targhe in modo corretto ovvero con l’indicazione di Via Venti Settembre, con sottostante la dicitura di Scià Olt, sulla facciata del civico numero 22 e su quella del civico numero 68 (o 60) e con l’indicazione di Via S. Martino, con sottostante la dicitura di Scià Bass accanto al numero civico 25/d ed su quella del civico numero 59/d.

D) Conclusioni
Sono amare le conclusioni che dobbiamo trarre da questa vicenda.
Se i reggitori della cosa pubblica ignorano la storia della propria comunità, per dirla con Troisi, non ci resta che piangere.

Post-scriptum
Questa lettera aperta inviata al Sindaco della Città di Manerbio è stata redatta e discussa dal Comitato Direttivo dell’I.S.Lo in data 16 maggio 2005, successivamente alla posa delle targhe avvenuta il 13 maggio.
Si era deciso di soprassedere all’invio ed alla pubblicazione, in quanto si confidava in un pronto intervento di rettifica.
Abbiamo atteso un mese e ci siamo purtroppo sincerati che nessun intervento correttivo si era nel frattempo approntato.
Allora è proprio vero!!!
Per l’ennesima volta mala tempora currunt.


Postato da: manerbio a 08:15 | link | commenti
cultura, storia, amministrazione, istruzione, patrimonio, dialetto bresciano

venerdì, 10 giugno 2005
Un fiume e un mulino nel «logo» della Bassa

Bresciaoggi - Venerdì 10 Giugno 2005

Lo stemma adottato da Ghedi, Leno, Manerbio e Bagnolo
Un fiume e un mulino nel «logo» della Bassa
Il disegno dei ragazzi del Liceo Pascal ha vinto il concorso
 
La Bassa, identificata soprattutto con la campagna e l’agricoltura, un corso d’acqua come elemento fondamentale, la ruota di un mulino, un cenno all’attività industriale, due leonesse che rappresentano la provincia in atteggiamento protettivo nei confronti della pianura: ecco il logo che contraddistinguerà da oggi la Bassa Bresciana.
Per ora lo stemma è stato adottato da Bagnolo, Ghedi, Manerbio e Leno, ma l’intenzione è di farne il simblo ufficiale di tutta la zona.
È stato scelto attraverso un concorso riservato alle scuole superiori del circondario e vinto dalla 2ª A del Liceo Pascal di Manerbio.
Il logo è già stato trasferito sulla locandina che pubblicizza la Fiera della Bassa Bresciana in programma a Bagnolo Mella il prossimo settembre. Ha ben figurato anche l’istituto superiore Capirola di Leno che si è aggiudicato gli altri quattro premi. Al secondo posto, due leoni con fontana, si è classificata la 1ª D in particolare Filippo Fontana. Il terzo posto è andato a un’idea originalissima realizzata dalla 2ª D Geometri (in particolare messa a punto da Roberto Zeli) «Braccia con uomo vitruviano». Altri due lavori sono stati segnalati per l’originalità e cioè le api e l’alveare realizzata dalla 2ª E in particolare da Angela Grazioli e un gruppo di lepri prodotto della 3ªA Geometri, grazie soprattutto all’abilità di Marco Agosti. Tutti i lavori sono stati coordinati dalla professoressa Graziella Freddi.
Alla premiazione, avvenuta a Leno lunedì scorso, erano presenti Cesare Trebeschi, sindaco di Manerbio, gli assessori al Commercio di Ghedi, Alberini, di Bagnolo Francesco Rampini e di Leno Cristina Tedoldi, oltre a Rosella Di Pietro (cultura).
La scelta del logo, come è stato più volte sottolineato, è solo la prima fase di un progetto che vuole realizzare in modo concreto ed esteso l’aggregazione dei Comuni della Bassa. L’esigenza è scaturita dapprima dagli assessorati al Commercio dei quattro paesi limitrofi e cioè Ghedi, Leno, Manerbio e Bagnolo, che organizzano più frequentemente manifestazione sovracomunali. Ma subito le rispettive amministrazioni l’hanno sposata con l’intento di aggregare gli altri Comuni della pianura.
La neo aggregazione dovrebbe curare iniziative sovracomunali e soprattutto meglio tutelare e valorizzare la pianura bresciana. «In un momento in cui molti si chiamano fuori e stare insieme, anche in Europa diventa sempre più difficile - è stato detto - noi siamo orgogliosi di andare contro tendenza: uniti si lavoro meglio e si ottengono risultati migliori». Milena Moneta


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Qualche domanda ai lettori sull’Islam in mezzo a noi

Giornale di Brescia - Mercoledì 5 maggio 2004

IL CONTRIBUTO DEI LETTORI (lettera firmata)

Qualche domanda ai lettori sull’Islam in mezzo a noi
Vorrei porre domande alle quali, spero, qualcuno sappia rispondere.

Alle femministe (ce ne sono ancora? Le ricordo bene in piazza a gridare: «È mia e me la gestisco io») a tutti quelli che si battono per la parità tra i sessi e le pari opportunità, a chi ha condotto battaglie per il divorzio e per l’aborto dico: leggete un attimo, per favore:
Corano, IV Sura: Versetto 15: «Se le vostre donne avranno commesso azioni infami, portate contro loro quattro testimoni dei vostri. E se essi testimonieranno, confinate quelle donne in una casa finché non sopraggiunga la morte o Allah apra loro una via d’uscita».
Versetto 34: «Gli uomini sono preposti alle donne, a causa della preferenza che Allah concede agli uni rispetto alle altre e perché spendono (per esse) i loro beni. Le (donne) virtuose sono le devote, che proteggono nel segreto quello che Allah ha preservato. Ammonite quelle di cui temete l’insubordinazione, lasciatele sole nei loro letti, battetele. Se poi vi obbediscono, non fate più nulla contro di esse. Allah è altissimo, grande».
Sura II: Versetto 228: «Le donne divorziate osservino un ritiro della durata di tre cicli, e non è loro permesso nascondere quello che Allah ha creato nei loro ventri, se credono in Allah e nell’Ultimo Giorno. E i loro sposi avranno priorità se, volendosi riconciliare, le riprenderanno durante questo periodo. Esse hanno diritti equivalenti ai loro doveri, in base alle buone consuetudini, ma gli uomini sono superiori. Allah è potente, è saggio». Tale imam Mohammed Kamal Mustafa, ha scritto pure un Vademecum sul modo di picchiare le mogli.
A loro chiedo:
§ Tutto ciò non contrasta con la nostra Costituzione?
§ La Costituzione Italiana non stabilisce l’uguaglianza tra i sessi?
§ Non difende la libertà delle donne?
§ Non vieta atti discriminatori?
§ Non sostiene che i coniugi godono di uguali diritti e doveri?
§ Avete mai fatto una manifestazione per i diritti delle donne islamiche? Non per quelle di Kabul, ma per quelle che abitano a Milano, Genova, Roma, Napoli.
§ Oppure, perché non ne organizzate una a Rabat, o a Teheran, o a La Mecca, o a Medina, o a Damasco?
§ Oppure i valori in cui credete non sono universali? (neppure quelli della nostra Costituzione).
Ai comunisti atei di una volta (ce n’è rimasto qualcuno?) quelli che sostenevano che la religione è l’oppio dei popoli, quelli che si sarebbero mangiati i preti a colazione, quelli che il Papa non deve intromettersi, chiedo:
§ Cosa ne pensate di una religione totalizzante che, di fatto, riconosce come unica legge suprema ciò che insegna il Corano, che aspira a teocratizzare ogni Stato?
§ Ve li mangiate anche loro a colazione?
§ Non insorgete?
Perché domani potrebbero aspirare a uno stato islamico italiano fondato sulla Sharia.
§ Se abitaste in uno dei paesi islamici, come potreste far valere il vostro sacrosanto diritto a pretendere una legge fatta dagli uomini e per gli uomini?
§ Vi siete mai chiesti che fine fareste?
Ai pacifisti senza ma e senza se, ai sostenitori di una società multiculturale, ai sostenitori dell’integrazione a ogni costo, chiedo:
§ Siete sicuri che gli islamici, vogliano integrarsi?
(date un’occhiata sul vocabolario al significato della parola)
Leggete il Corano, III Sura: Versetto 12: Dì ai miscredenti: «Presto sarete sconfitti. Sarete radunati nell’Inferno. Che infame giaciglio!».
Versetto 85: «Chi vuole una religione diversa dall’Islàm, il suo culto non sarà accettato, e nell’altra vita sarà tra i perdenti».
II Sura: Versetto 191: «Uccideteli ovunque li incontriate, e scacciateli da dove vi hanno scacciati: la persecuzione è peggiore dell’omicidio. Ma non attaccateli vicino alla Santa Moschea, fino a che essi non vi abbiano aggredito. Se vi assalgono, uccideteli».
Versetto 216: «Vi è stato ordinato di combattere, anche se non lo gradite.
É possibile che abbiate avversione per qualcosa che invece è un bene per voi, e può darsi che amiate una cosa che vi è nociva. Allah sa e voi non sapete».
Sura IV: Versetto 74: «Combattano dunque sul sentiero di Allah, coloro che barattano la vita terrena con l’altra. A chi combatte per la causa di Allah, sia ucciso o vittorioso, daremo presto ricompensa immensa».
Versetto 84: «Combatti per la causa di Allah - sei responsabile solo di te stesso e incoraggia i credenti. Forse Allah fermerà l’acrimonia dei miscredenti. Allah è più temibile nella Sua acrimonia, più temibile nel Suo castigo».
Versetto 89: «Vorrebbero che foste miscredenti come lo sono loro e allora sareste tutti uguali. Non sceglietevi amici tra loro, finché non emigrano per la causa di Allah. Ma se vi volgono le spalle, allora afferrateli e uccideteli ovunque li troviate».
Sura V: Versetto 33: «La ricompensa di coloro che fanno la guerra ad Allah e al Suo Messaggero e che seminano la corruzione sulla terra è che siano uccisi o crocifissi, che siano loro tagliate la mano e la gamba da lati opposti o che siano esiliati sulla terra: ecco l’ignominia che li toccherà in questa vita; nell’altra vita avranno castigo immenso».
Beh certo, ognuno può interpretare questi versetti come gli pare, anche se, francamente, non mi pare ci sia tanto spazio per una interpretazione «soft».
E sempre a loro voglio chiedere:
§ Nei matrimoni misti, sapete darmi dati statistici su quale sia la percentuale relativa alla conversione alla fede cristiana del coniuge musulmano?
§ E quale la percentuale opposta?
§ Può un musulmano, liberamente, cambiare la sua religione e diventare cristiano?
Ai ragazzi e alle ragazze dei centri sociali chiedo:
§ Ma se foste in un Paese islamico, i vostri centri esisterebbero?
§ Potreste andarci a bere una birra, farvi una canna, ascoltare un po’ di rock e, perché no, farvi una scopata?
Dai, aprite un centro sociale in un qualsiasi Paese islamico, io vengo con voi. Se poi vi fanno storie, un po’ di sana disobbedienza civile.
§ E che ci vuole, lo fate in tutta Europa non avrete certo timore a farlo là, o sì?
A tutti gli omosessuali, uomini e donne, chiedo:
§ Non vi pare un po’ troppo facile fare le vostre legittime manifestazioni a New York, a Londra, a Roma (dove c’è il Papa), a Parigi?
§ Perché non farne una dove chi si dichiara omosessuale è veramente discriminato?
§ Che so, a La Mecca, al Cairo, a Teheran, perché non lottare per gli omosessuali arabi?
§ E dei matrimoni tra omosessuali che pensano gli islamici?
§ Avete provato a chiederglielo?
A tutti i laici, di destra e di sinistra, a quelli che sostengono che lo Stato e la religione devono restare separati, cosa ne pensate delle teocrazie?
§ La teocrazia è la negazione della democrazia, o no?
§ E’ vero o no che nessun Paese islamico ha sottoscritto presso l’Onu la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo?
§ È vero o no che nei Paesi islamici la Sharia è l’unico riferimento per ciò che riguarda i diritti umani?
§ Avete mai provato a chiedere a un islamico cosa ne pensa, ad esempio, di Dante Alighieri che ha messo Maometto all’inferno, o di Voltaire, o di Freud, o della psicanalisi, ecc. ecc.?
Ai sociologi chiedo:
§ Visto che noi italiani abbiamo una crescita demografica pari a zero, mentre i musulmani che stanno qui si raddoppiano ad ogni generazione (un buon musulmano deve avere almeno 5 figli per moglie) cosa accadrà tra 50-80 anni?
§ Cosa accadrà quando loro saranno il 50% della popolazione o forse di più?
E ai nostri lungimiranti politici chiedo:
§ Ma a questo, avete pensato?
§ Cosa accadrà allora?
Perché questa non è un’opinione, accadrà perché è una pura e semplice questione matematica.
E sempre ai nostri politici chiedo:
§ C’è qualcuno di voi che vuole essere così cortese da spiegare a noi semplici cittadini che cosa sono le Bozze d’Intesa? Possibilmente prima che siano approvate.
Molti cittadini non sanno neppure che esistano.
Recentemente in Parlamento è stata votata una legge sacrosanta che tutela gli animali in quanto esseri «senzienti», cioè capaci di provare dolore; a prendere a calci un cane si rischia il codice penale.
A loro chiedo:
§ ma la macellazione halal praticata dagli islamici che consiste nello sgozzare l’animale ancora vivo e lasciare che muoia dissanguato in una lenta agonia, vi sembra rispettosa di un essere "senziente"?
§ Non avete nulla da dire? Nulla da obiettare?
Se da un punto di vista antropologico, il relativismo culturale è una teoria che ha solide radici teoriche (in pratica dice che ogni cultura elabora modalità diverse per rispondere agli stessi fondamentali bisogni, quindi ogni cultura ha la sua dignità e ogni azione, anche la più orrenda, se inserita nella cultura d’origine assume un suo significato)
§ cosa accade quando una cultura «trasmigra» in un altro territorio dove c’è una cultura diversa?
§ Insomma, semplificando, se ognuno a casa sua è libero di fare ciò che gli pare, cosa accade quando c’è chi lo vorrebbe fare a casa degli altri?
§ Fin dove arriva il confine tra ciò che può concedere l’ospite al suo ospitato?
§ Perché anche per i cannibali mangiare l’uomo è un fatto «culturalmente normale», ma non per questo permetteremmo ad un cannibale di mangiarsi qualcuno a casa nostra.
§ Il principio di reciprocità (io ti permetto di fare a casa mia ciò che tu mi permetti di fare a casa tua) può essere considerato una forma di valido compromesso?
E per concludere, ai semplici cittadini come me chiedo:
§ Ma voi, queste domande, ve le siete mai poste?
§ Non sentite il bisogno di porle?
§ Non sentite il bisogno che qualcuno risponda in modo chiaro e senza demagogia?

Se la vostra risposta è sì, allora ponetele e con forza!

P. A. Borgosatollo


Postato da: manerbio a 11:13 | link | commenti
cultura, donne, chiesa, terrorismo, religione, storia, istruzione, diritti umani, islam, immigrazione, costituzione, libertĂ , omosessuali, societĂ , corano

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